Casa Saraceni

Casa Saraceni, attuale sede della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

E' un palazzo di origine trecentesca situato nel cuore del centro storico di Bologna, dopo aver migrato nel corso dei secoli tra diversi padroni, casate, rifacimenti e reimpieghi, nel 1930 venne acquistato dal Credito Fondiario. Dei lavori di restauro fu incaricato l’ingegner Augusto Baulina Paleotti che trovò un edificio quasi completamente disfatto negli interni, ma praticamente intatto nella facciata.

Il compito non semplice era quello di conciliare, nel ripristino interno del fabbricato, il rispetto delle forme originali con le nuove funzioni inerenti ai servizi bancari, come dimostrano i disegni conservati presso l’archivio storico del comune di Bologna, l’intervento sui muri esterni fu assolutamente marginale. Già riconosciuto monumento nazionale nel 1922, il Palazzo fu costruito alla fine del quattrocento probabilmente da Antonio Saraceni (di cui conserva il nome), su un nucleo originale risalente all’età medievale di cui si conserva la memoria nell’affresco trecentesco ritrovato sul muro di un cortile interno.

Casa Saraceni fu giudicata da Alfredo Baruffi “una dimora delle più graziose che la Rinascenza abbia prodotte ne sia testimonianza l’elegante facciata decorata con finissime terrecotte, divisa su due piani da una cornice di marcapiano e alzata sul portico di sette arcate, sormontate da capitelli con diversi ornati.

Se la scelta di riportare la facciata al suo aspetto originale, in una sorta di reviva al neorinascimentale, fu abbastanza obbligata, gli interni invece furono da reinventare quasi completamente, per le decorazioni fu incaricato Roberto Franzoni, pittore e decoratore Bolognese legato alla cultura simbolista floreale dell’Aemilia Ars. L’opera di Casa Saraceni fu il capolavoro della sua vita mai nutilmente e altrettanto inspiegabilmente se ne troverà menzione da qualche parte, nemmeno nell’articolo di presentazione del restauro pubblicato sulla rivista del comune di Bologna, alimentando così quel mistero Franzoni” su cui non si è fatta ancora alcuna luce.

Nel bellissimo cannocchiale prospettico che accompagna la volte a botte dello scalone egli dà vita ad una fitta decorazione a grottesche che si espande in una folta selva decorativa con la quale riuscì a unire la moda del tempo alla nostalgia preraffaelita. Fin dall’ingresso chiara è la volontà di alludere alla vocazione naturale del Credito Fondiario: tralci vegetali, frutti e fiori, la prima figura è quella di un seminatore, poi di Mercurio, protettore del commercio, e ancora Flora e Pomona a fronteggiarsi sul pianerottolo, salendo ancora si incontrano un mietitore e un vendemmiatore, infine un giovane con la fiaccola, simbolo di sapienza.
Nel grande salone al primo piano la decorazione si fa più solenne, con marmi e arredi in elegante ferro battuto, lungo l’intera sala una scritta in latino recita: “che sopravvivendo nei discendenti l’antica virtù degli avi, la gloria della divina campagna cresca quella dell’Italia”, mentre cartigli dorati recano i nomi degli autori e le date di esecuzione dei lavori agli angoli quattro figure femminili rappresentano l’Agricoltura, l’Industria, il Commercio e la Navigazione. Attraverso una parete vetrata si accede alla cosiddetta sala delle adunanze, caratterizzata da un soffitto a cassettoni sul modello di quello di S. Maria in Ara Coeli a Roma. Si riaffacciano Raffaello e le grottesche, i Carracci e il Classicismo Bolognese, il paesaggio seicentesco e lo stile preraffaellita, lo scalone di marmo che porta al secondo piano è dominato dalla copia in bronzo del Mercurio fiorentino del Giambologna, lo affiancano due ovali a tempera entro cornici a stucco, rappresentanti due vedute Bolognesi, al secondo piano il tono si fa più leggero e disteso, da barocchetto veneziano” quasi in chiare cornici di gusto settecentesco l’artista ha inserito alcuni paesaggi tipici della tradizione Bolognese.

Dal 2002 il Palazzo è sede della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Un nuovo intervento di restauro ha recuperato al piano terreno gli spazi occupati fino dagli anni 1960 del Novecento da un caffè all’italiana e pasticceria, destinandoli a spazi espositivi, mentre gli spazi con affaccio su vicolo San Damiano sono stati trasformati in moderna sala per assemblee e conferenze.