Chiesa di San Sigismondo

L'origine della chiesa di San Sigismondo via San Sigismondo 7, risale al piccolo borgo che erano sorti la cerchia dei torresotti tra il 1176 e il 1192. Le mura dei torresotti che erano state erette per fortificare la Città, racchiudendo i borghi più popolani sorti tra l'XI e il XII secolo, alle mura del convento di San Giacomo e lasciavano all'esterno una spianata di orti e vigne su cui sorsero ben presto nuove case che diedero vita alla "Cappella" con cura d'anime di San Sigismondo. Il primo documento della chiesa di San Sigismondo è rinvenuto riguardante la cappella, è del 1271 e si riferisce alla nomina di Giovanni Fabbri, eletto rettore di San Sigismondo dalle monache di San Vitale che detenevano il giuspatronato della Chiesa. La cappella di San Sigismondo era già affiancata dalla parrocchia di Santa Maria Maddalena con un provvedimento dal 1331 infatti il cardinal legato Bertrando del Poggetto, primo Signore della Città, provvedeva alla erezione di quattro chiese collegiate poste nei quattro quartieri della Città: San Colombano a Porta Stiera, San Giacomo dei Carbonesi in Porta Procula, San Michele dei Leprosetti in Porta Ravennate e San Sigismondo in Porta Piera, per costituire la dotazione delle nuove collegiate il cardinal Bertrando del Poggetto soppresse ben sette monasteri femminili le cui monache erano poco numerose e scarsamente ferventi e trasferì i loro beni ai canonici.

La chiesa fu ristrutturata alla metà del 1400, l'edificio si presentava cadente e aveva bisogno di una ristrutturazione fu per questo che Gasparo di Musotto Malvezzi il più facoltoso e nobile abitante della parrocchia si offrì di pagare le spese, i figli di Gasparo Malvezzi ottennero dal Pontefice Nicolò V i rettori della parrocchia. Alla metà del secolo XIX, dopo essere stata chiusa e poi riaperta al culto la chiesa di Sant'Apollonia passò all'amministrazione parrocchiale di San Sigismondo. Tra Cinquecento e Settecento inoltre le strade della parrocchia ospitarono anche un convento di terziarie Agostiniane le suore di Santa Monica che avevano casa e chiesa in Via Vinazzetti e che nel 1808 dovettero vendere ad un privato, gli edifici di loro proprietà essendo stata decretata due anni prima la soppressione del loro istituto. Venne nuovamente ricostruito nel 1725 e il 1728, la chiesa di San Sigismondo a spese dei Marchesi Malvezzi che affidarono all’Architetto molto famoso a Bologna, dall’aspetto tipico di una pieve di campagna che si inseriva armoniosamente tra le piccole case del borgo di San Giacomo sovrastate soltanto dall’imponente Palazzo dei Malvezzi. L’interno della chiesa fu poi ritoccato nell’ottocento in cui vi si apposero le decorazioni del presbiterio e della navata, il campanile è ottocentesco.

Rimasta al centro di un piccolo borgo nel 1850, perduta ormai la sua funzione di chiesa collegiata mantenendo tuttavia il titolo di decanale la parrocchia di San Sigismondo era destinata successivamente a trovarsi immersa in un quartiere dall’intensa vitalità sociale e intellettuale. Il trasferimento dello Studio Bolognese dai locali dell’Archiginnasio alla sede del Palazzo Malvezzi avvenuta ai primi dell’1800 proponevano nuovamente l’antica Cappella di San Sigismondo come luogo privilegiato per l’animazione cristiana di un quartiere che andava sempre più come “Città della Universitaria".

Nella chiesa di San Sigismondo a Bologna sono conservate le reliquie della Beata Imelda Lambertini morta all’età di circa 13 anni il 12 maggio 1333.