Chiesa di Santa Maria Maggiore

Adiacente al palazzo Aldrovandi Montanari, la Basilica di Santa Maria Maggiore affaccia su via Gagliera 10 e’ la più antica chiesa dedicata alla Madonna nella Diocesi di Bologna: le sue origini risalgono infatti al V secolo, prendendola così delle grandi Basiliche paleocristiane bizantine di Ravenna.

Nell'VII secolo, in epoca langobarda, San Maria Maggiore si trovò ad essere chiesa suburbana, fuori dalla Porta del Castello, ma nel 1070, con l'ampliamento della nuova cerchia di mura di Bologna, ritornò a far parte delle chiese di città, con il piccolo corso d'acqua dell'Aopsa che scorreva tra l'asside e l'attuale Via Galliera (l'antico cardo maior) .. Era una tipica basilica del settecentesco con un profondo portico a tre arcate su pilastro con collane adossate e coperte da volta a crociera, palacristiane a tre navate costruita in pietra da taglio e laterizio col tetto a capriate di legno.

In piena età romantica fu restaurata piena età romantica parte ricostruita, con l'aggiunta del campanile e al fianco solenne della chiesa, tanto da maritare una nuova sollenne cosacrazione, il 18 luglio 1187, da papa Gregorio VIII. La basilica rimase di proprietà delle monache benedettine del vicino convento dalle origini fino al 31 luglio 1243, quando al l'oro posto, con bolla papale, fu insediata un Capitolo prospetto sulla adiacente Via Santa Maria Maggiore di canonici. Forse questa spiega anche la devozione, mantenutasi sempre viva in San Maria Maggiore, alla monaca benedettina San Liberata del secolo VI, ricordata nella I capella a sinistra, la pala d'altare del XV secolo, raffigura la Vergine in torno con San Liberata e San Onofio.

Ricostruita nel XII secolo sivenne sede di una Colleggiata di Canonici; fu ingrandito nel 1464 e trasformato nella fame attuali da Paolo Canali nel 1665. Nell'interno si conservavano dipinti e decorata la capella del Santissimo Sacramento. Dopo i lavori dei secoli XV e XVI, il 1 gennaio 1580, l'inaugurazione della cappella maggiore e arrichita con quadri della Circoncisione, opera di Giovvanni Francesco Bezzi detto il Nosadella completato da Prospero Fontana si giunge alla radicale trasformazione del 1665 ad opera del Canali, con l'inversione dell'orientamento dell'edificio, cui fu datto qello attuale con la facciata verso oriente, il portico e l'acesso diretto da Via Galliera; vent'anni dopo, si sovrappose al portico l'edificio abitato a canonica.
Nel secolo XVIII, Papa Benedetto XIV (Prospero Lambertini) fu munifico nei confronti della nostra Basilica facendone rifare il tetto, prolungando la cappella maggiore che fu dotata dell’altare marmoreo completo di candelieri e croce, e rinnovando i sedili in noce del coro, come è ricordato in una grande lapide con stemma sulla controfacciata.
In età Napoleonica, il Capitolo, poco prima di essere soppresso, si trasferì nella Basilica dei Ss. Bartolomeo e Gaetano. Nel 1806 fu soppressa la Parrocchia stessa, fino a quando fu ripristinata dal cardinale Oppizzoni, con decreto del 9 maggio 1816.
Dopo le radicali trasformazioni in epoca barocca è affiancato da due cappelle realizzate nel XV secolo, che resero la Basilica quale ora la vediamo e che si può considerare finita nel 1752, un intervento di rilievo fu la decorazione a tempera della volta 1936 - 1938, ad opera del pittore valtellinese Eliseo Fumagalli. Infine, nel 1956, dall'Ing. Giovanni Coccolini fu elevata di un piano la canonica sovrastante il portico e la facciata fu coronata da un timpano.
A testimoniare i passati splendori della Basilica restano i pregevoli arredi sacri e le numerose opere d’arte conservate al suo interno. In particolare oltre all’antico Crocifisso ligneo secolo XIV, si possono ammirare numerosi dipinti dei più celebri pittori Bolognesi tra il XVI e il XVIII secolo: Pietro Fancelli, Orazio Samacchini, Gaetano Gandolfi, Francesco Carracci, Donato Creti, Alessandro Tiarini. Infine, è da segnalare il quadro di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, dipinto a Roma nel 1876 da Bottoni ed esposto nel 1877 alla venerazione dei fedeli nella cappella della famiglia Aldrovandi, che da quell’anno fu dedicata alla Madonna, a conferma della vocazione di questa Basilica ad essere tempio mariano per eccellenza della città di Bologna. La chiesa accoglie opere dei principali artisti cittadini tra i quali Prospero Fontana 1512 - 1597, Alessandro Tiarini 1577 - 1668, Ercole Graziani 1688 - 1765, Donato Creti 1671-1749, Gaetano Gandolfi 1734 - 1802, Pietro Fancelli 1764 - 1850, Alessandro Guardassoni 1819 - 1888. Menzionata nel 1073 in una bolla di Gregorio VII, che la dice esistente intorno agli anni 1535 -1536, la chiesa apparteneva alle monache benedettine che vi avevano unito il loro monastero. Situata all'interno delle mura cittadine, era orientata liturgicamente con l'abside ad est, rivolta verso il cardo massimo, l'attuale via Galliera, dal quale era separata dal torrente Aposa. Divenuta chiesa suburbana dopo la riduzione della cerchia muraria, seguita alla distruzione dei quartieri occidentale e settentrionale della città ad opera dei barbari, ebbe la giurisdizione della Beverara con il titolo di Santa Maria Maggiore della Beverara. Rientrata tra le chiese cittadine con la costruzione della cerchia di mura del Mille alla fine dell'XI secolo, fu totalmente modificata intorno al 1187. Per agevolarne l'accesso venne costruito un ponte sul corso d'acqua che la lambiva. Nel 1464, venne ricostruita e ampliata con il prolungamento delle navate verso via Galliera e la realizzazione di una nuova abside. Successivamente, vennero aggiunte alcune cappelle e, nella seconda metà del XVI secolo fu ampliata anche la cappella maggiore. L'aspetto attuale si deve all'opera dell'architetto Paolo Canali 1618 - 1680 che nel 1665 invertì l'originario orientamento liturgico dell'edificio, abbattendo l'antica facciata e l'abside cinquecentesca, per realizzare il presbiterio e la cappella maggiore a ovest e il nuovo fronte principale con portico a est, direttamente su via Galliera. Nel XVIII secolo la chiesa subì nuovi interventi: nel 1712 Carlo Francesco Dotti (1670-1759) ricostruì la cappella posta a sinistra del presbiterio dedicata al SS. Sacramento; nel 1752, sempre su progetto di Dotti e per volere di Benedetto XIV, venne prolungata la cappella maggiore e fu collocato il nuovo altare realizzato probabilmente da Alfonso Torreggiani.

La chiesa riprese le funzioni parocchiali nel nel 1876 dopo le sopressioni napoleoniche del 1805-1806. La parte superiore del prospetto, con frontone triangolare di coronamento, è un'aggiunta della metà del XX secolo.