Chiesa Santa Maria delle Vergini detta Santissima Trinità

 

Nella zona di Porta Lame in Via Santo Stefano 87, Nell'interno dipinti, nel presbiterio e nella cupola affreschi. Nella sala dell'Auditorium di “Benedetto XIV” si conserva la grandiosa pala.

Fin dal XVI secolo una Confraternita della Santissima Trinità gestiva un ospedale con annesso oratorio, accanto in un arco delle mura era un tempo un'immagine della Madonna L'attribuzione di eventi miracolosi, resero fra cui un supposto movimento degli occhi, a lungo dimenticata e riscoperta nel 1584, fu riscoperta un'antica immagine su cui compariva la scritta "Virgo Virginum", meta di molti devoti, ma il cardinale Gabriele Paleotti, non volendo sostenere superstizioni popolari, ne vietò il culto solo più tardi gli abitanti della zona riuscirono ad ottenere dal Senato Bolognese il permesso di erigere contro le mura una piccola chiesa di circa 7,6 metri quadrati, che fu affidata alla Compagnia del Santissimo Sacramento della parrocchia dei Santi Naborre e Felice.

In seguito la Compagnia fece costruire una chiesa nel 1605, ampliò la chiesa delle Vergini, Appartenente alle monache gesuita dal 1648 e la dotò di ampio portico progettato, e un nuovo ospedale che nel 1798 fu unito agli Ospedali cittadini della Vita e della Morte.

La chiesa fu chiusa nel 1808 e l’immagine trasferita alla Certosa.

Il progetto di Giovanni Battista Ballarini per la facciata dell'ospedale, purtroppo conservato solo in parte, è particolarmente articolato: l'elegante portico a sette arcate, oggi tamponato, è risolto con un ordine gigante di lesene ioniche poste su un alto basamento, che inquadrano le specchiature degli archi e delle finestre del primo piano raccordandosi con una cornice trabeata arricchita da segmenti in aggetto in corrispondenza delle lesene.

Dopo la chiesa e L'ospedale, l'edificio venne venduto a privati e trasformato in abitazioni, cosa che ne snaturò l'impostazione originale.

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