Chiesa di Santa Maria della Misericordia

In Piazza di Porta Castiglione 4, “La chiesa di Santa Maria della Misericordia è testimonianza di una presenza religiosa che vive in quel luogo da circa nove secoli. Per stabilire una “data di nascita” dell’insediamento si cita generalmente il 1150, anno in cui si sarebbe insediata una comunità di monache cistercensi. Dunque, ai tempi in cui vi fu il primo insediamento religioso, Bologna era chiusa dentro le cosiddette mura dell’anno mille, quelle che cingevano la città in via Castiglione all’altezza di Via Cartolerie, testimoniate dal torresotto ancora presente. La Misericordia, quindi, era davvero decentrata rispetto alla città, quasi un eremo in aperta campagna. Di certo nei primi decenni del 1200, nei pressi della chiesa scorreva il canale di Savena, deviato alla chiusa di San Ruffillo. All’inizio del nostro secolo, quel canale scorreva ancora. Le monache rimasero fino a circa il 1430 nel 1431 il complesso della Misericordia accolse i frati olivetani ai quali il papa Eugenio IV aveva concesso quel luogo le cistercensi si trasferirono in altri conventi per poi stabilirsi, nel 1442 in quello del Sant’Orsola fuori porta San Vitale, dove diedero prova della loro vocazione assistenziale ed infermieristica. Gli olivetani rimasero alla Misericordia fino al 1454 dal 1454 al 1473 il complesso della Misericordia rimase vuoto ed abbandonato. Il Papa Sisto IV, Francesco della Rovere, francescano, Laureatosi Teologa all’Università di Bologna, con bolla del 13 agosto 1473 assegnò il complesso della Misericordia ai frati eremitani della regola di Sant’Agostino della provincia di Lombardia. La ricostruzione della chiesa della Misericordia in stile rinascimentale fu opera degli agostiniani, così come l’arricchimento della stessa con importanti opere artistiche. La Misericordia fu quindi, una chiesa amata dai Signori di Bologna e dalla loro corte ed importanti famiglie di parte bentivolesca ebbero il giuspatronato sulle cappelle della chiesa abbellendole con rifacimenti e con opere d’arte. Anche la potente famiglia Manzoli ebbe il giuspatronato su una cappella della Misericordia dove era presente un’altra pala del Francia fra il 1500 e il 1511 a Bologna passò gravi traversie a causa di terremoti e della lotta per il potere che determinò eventi bellici dopo il 1506, gli scontri tra papalini e bentivoleschi, che tentavano di riprendere il controllo della città, crearono problemi alla Misericordia che i seguaci di Bentivoglio ritenevano luogo sicuro e fedele alla causa. Così non fu con il prevalere della parte papalina, in breve tempo le cappelle che avevano il giuspatronato delle famiglia Bentivolesche passarono a nuove potenti famiglie antibentivolesche che diedero ad esse il loro nome Pepoli, Zambeccari, Amorini, Gozzadini, ma con la caduta della Signoria dei Bentivoglio, l’opulenza artistica nella chiesa della Misericordia rimase solo un ricordo di un’epoca che non sarebbe mai più tornata gli unici arricchimenti che si ebbero nei secoli successivi furono il dipinto di Pellegrino Tibaldi “Le nozze mistiche di Santa Caterina” venduta dal parroco per effettuare lavori urgenti nel 1889 e le opere realizzate da Mattia Cossi chè, intagliatore. Nel 1630, in occasione della peste, gli agostiniani si trasferirono e il complesso della Misericordia divenne luogo di ricovero per coloro che furono colpiti dal grave morbo. Dopo l’arrivo dei francesi a Bologna nel 1796, la Misericordia fu colpita dai decreti napoleonici di soppressione e requisizione dei beni religiosi e fu soppressa la chiesa, partirono per la Francia le opere d’arte più prestigiose tre dipinti del Francia, quello di Lorenzo Costa e di Boltraffio, Benchè queste opere venissero poi restituite eccetto la pala del Boltraffio che rimase in Francia al Louvre, nessuna di esse tornò alla Misericordia la predella di Lorenzo Costa rimase a Milano alla Pinacoteca di Brera, mentre le tre opere del Francia andarono alla pinacoteca di Bologna. Dopo che gli agostiniani furono costretti ad abbandonare la Misericordia, nel 1807 la chiesa diventò parrocchia affidata al clero secolare. Nel 1872, il parroco della Misericordia si adoperò per realizzare il lavatoio pubblico nel vicino canale di Savena che scorreva fra la chiesa ed il mulino. Col nuovo secolo la chiesa della Misericordia scoprì di non essere più chiesa di campagna bensì di trovarsi collocata in una zona pregiata e prestigiosa della città, soprattutto dopo l’abbattimento delle mura e dopo altre modificazioni urbanistiche.