Galleria d'Immagini storia e leggende di Bologna

 

La Casa Berò detta dei Carracci, l'edificio è un esempio significativo di architettura borghese del XVI secolo; la facciata si presenta ricca di ornamenti in terracotta, in via Rolandino n°1..

Il Palazzo Lambertini fu costruito in via Nasauro Sario n°18 a partire dal 1570, per conto di Cesare Lambertini, forse su disegno di Francesco Morandi detto il Terribilie. Fra il 1797 e il 1804 ospitò il teatro Taruffi, e quindi la loggia massonica "Felsinea", cuiappartenne Giosuè Carducci.

Palazzo Tubertini, in via Oberdan n°9, l'antico palazzo dei Ludovisi fu del tutto ricostruito dalla famiglia Tubertini nel 1770, su progetto di Giandomenico Dotti, conl'assistenzadi Raimondo Compagnini.

Casa Berti in via Santo Stefano n 14, progettata da Giuseppe Verardi per volere di Carlo Berti nel 1775, conserva una scala ed una loggia 'all'antica' con stucchi (1777) e affreschi di Gandolfi. Le statue di Giunone, Venere, Amore e Minerva sono di Palmerani; le candeliere sono eseguite su disegno di Terzi e realizzate da Furlani; i rilievi con le Stagioni sulla volta della scala sono di Acquisti. Nelle sale del piano nobile decorazioni neoclassiche.

Casa Moreschi poi Berti in via Solferino 11, all'interno si conserva una scala di elegante architettura settecentesca, ornata con statue di Virtùinterraccotta di Angelo Gabriello Piò.

Palazzo Magnani Strada Maggiore, l'edificio fu costruito attorno al 1580, forse su disegno di Domenico Tibaldi, per volere di Vincenzo Gessi, parente di papa Gregorio XIII Boncompagni il cui stemma si vede al centro della facciata.

Palazzo Gessi via Montegrappa, l'edificio fu ricostruito completamente da Giovanni Bassani nel 1792. Nello scalone si conservano statue coeve e pitture murali di Domenico Pedrini. L'attiguo voltone dei Gessi risale al XIII secolo.

Casa Malvezzi Via Borgonuovo 10, l'edificio, frutto dell'accorpamento di più lotti, pervenne il 9 ottobre 1559 in proprietà a Lucio di Giovanni d'Aldrovandino Malvezzi e passò poi dal 1622 al 1825 alla famiglia Carrati. Nell'interno si conserva, al piano nobile, un salone con soffitto a lacunari lignei con una decorazione a fresco, in un alto fregio, raffigurante scene mitologiche e "grottesche" databili alla metà del Cinquecento, attribuibili al gusto di Cesare Baglioni.

Case Bovi via Santo Stefano, 15-17 Pittoresco gruppo di case anticamente apparteneva ai Beccadelli, poi Bovi. Al n. 15 si trova un palazzo dell'inizio del XV secolo; adesso adiacenteè un pregevole edificio rinascimentale, nel gusto di Biagio Rossetti. Al n. 17 palazzo tardogotico forse su progetto di Fieravante Fieravanti, con interventi settecenteschi; nel cortile vi sono lapidi romane che ricordano la gente bovia. Al pianterreno sale dipinte da Bigari eda Marchesi.

In via Farini, 28/2 c'è la casa Bovi al piano nobile di questo stabile parte della residenza la cui facciata guarda sul complesso di Santo Stefano, si conservano due stanze decorate a fresco con quadrature di Zanotti e Barozzi e figure di Gandolfi (1774-75).

Si estende Parco di San Pellegrino in bella posizione panoramica sulla stretta dorsale che, tra le vallette del Meloncello e del Ravone, scende da Monte Albano verso Villa Spada; splendida è la vista su S.Luca. I nuclei rurali di Casa Giuliani (di proprietà comunale) e Casa Breventan, che già esistevano nel ‘700 come Luogo Piccolo e Luogo Grande, appartennero alla famiglia senatoria De Buoi e in seguito ai Breventani. Nella seconda metà dell’‘800 Giuseppe e Luigi Breventani, entrambi ecclesiastici, fondarono il Ritiro S. Pellegrino, un istituto religioso al quale conferirono poi la proprietà (Luigi è stato un illustre studioso di storia locale). La sistemazione dell’area ha mirato a conservare l’assetto di un tempo, con i coltivi trasformati in prati e gli alberi da frutto che sottolineano la viabilità e i vecchi appezzamenti. La valletta del Meloncello custodisce la porzione più naturale: lungo il rio si sviluppano pioppi neri, salici bianchi e sambuchi, mentre il bosco che cresce nelle parti più stabili del versante è formato da carpini neri e noccioli, con qualche roverella nei punti più assolati. Il parco, che ha una superficie di 27 ettari.

Palazzo Albergati in via Saragozza 28, l'edificio, costituito da due nuclei collegati, venne costruito attorno al 1520, su probabile disegno di Baldassarre Peruzzi. La fascia marcapiano si deve a un'idea di Lazzaro Casario del 1584. Nel cortile, al n. 26, sono murate, tra decorazioni del XVIII secolo, alcune lapidi romane che ricordano la fondazione delle terme di Bolognogna ad opera di Augusto. All'interno si conservano belle tempere settecentesche di Pesci, Rossi, Brizzi e affreschi di Valliani. Al piano terreno, al n. 28, si conserva un affresco seicentesco di Gessi.

Il Ponte della Bionda fu costruito alla fine del 1600, consentiva il passaggio dei cavalli che trainavano verso la città, i barconi che evenivanodalla bassa, a volte anche dal mare, poichè navigando sul Navile si poteva giungere all'Adriatico.

Giardino Villa Angeletti, Via De,Carracci, Nel ‘700 la pianura che si estendeva tra il canale Navile e l’antico corso del Savena era punteggiata di case coloniche e ville disposte lungo gli stradelli che si aprivano a ventaglio fuori porta Galliera. In prossimità di un ampio meandro del Navile, ben visibile ancora oggi, era situato il palazzo della famiglia senatoria Calderini. Dell’edificio, passato agli Angeletti nel secolo successivo, non restano più tracce. Venne ridotto in macerie dai bombardamenti dell’ultima guerra. L’area verde, terminata nel 1997, si sviluppa per 8,5 ettari lungo la sponda destra del canale. Il progetto ha puntato ad assecondare la morfologia del luogo e a conservare le alberature preesistenti, alberi da frutto, qualche esemplare ornamentale e i lembi di vegetazione spontanea che fiancheggiano il corso d’acqua. Nel resto del parco, caratterizzato dal disegno delle piste ciclabili, ampiprati si alternano a zone alberate con latifoglie autoctone.

Giardino Vittorio Melloni - E un vecchio parco di Villa Melloni, un edificio di fine 1800 contornato da verde ornamentale, che è ancora visibile appena oltre la recinzione. Sui terreni della vecchia proprietà, venduti a partire dai primi del secolo, furono costruiti i palazzi che oggi si affacciano sull'area pubblica. Il giardino venne ceduto all'Amministrazione comunale dalla vedova del colonnello d'aviazione Vittorio Melloni e aperto al pubblico dal 1984. Nell' area prevalgono alberi e arbusti ornamentali, fra cui numerosi sempreverdi, ma si incontrano ancora piante da frutto che testimoniano del passato uso agricolo di una parte dei terreni. Spiccano alcuni esemplari di notevoli dimensioni, fra cui una secolare sequoia e un pioppo bianco, relitti del parco della villa e della vegetazione spontanea che cresceva a ridosso del Ravone; il tracciato del piccolo corso d' acqua, coperto in anni recenti, è segnalato da un sentiero sopraelevato sul confine del giardino.

Il Parco di Forte Bandiera Via di Monte Donto - Questo Parco è legato al nome di una famiglia che nel 1700 possedeva vari beni nell’area, fra cui il Casino Bandiera proprio in cima al colle, dove oggi svetta un filare di cipressi. L’attuale denominazione ricorda una fortificazione eretta sulla sommità nel 1860, che insieme con altre sui rilievi vicini faceva parte di una linea difensiva per la città tra Reno e Savena. Del forte non restano tracce, mentre si è conservato qualche rudere di quello sorto sul vicino colle di Jola. L 'area del parco, uno dei primi tra quelli collinari, è stata progressivamente acquisita dall’Amministrazione comunale nel corso degli anni 1960 e 1970; oggi la superficie è di 16 ettari.

Il Parco di Villa Ghigi ha una superficie di 29 ettari, che si estende su le prime colline di Bologna fuori Porta San Mamolo in Via San Mamolo. Il ricco patrimonio botanico del parco, notevoli esemplari arborei autoctoni e esotici (tra questi roverelle, carpini neri, un secolare cedro dell’Himalaya e uno stupendo esemplare di tasso), filari di vecchi alberi da frutto e un boschetto di faggi ben naturalizzati nonostante l’altitudine inusuale (nella nostra regione questo tipo di boschi cresce tra gli 800 e i 1700 metri). ( Strade sterrate di accesso lungo le testate dei campi) fiancheggiate da alberi da frutto: si tratta in molti casi di antiche varietà oggi non più utilizzate che costituiscono un importante patrimonio storico e genetico: susini, kaki, ciliegi, meli, fichi, lazzeruoli, mandorli. A movimentare prati e aree coltivate contribuiscono alcuni vigneti disposti secondo l’andamento delle curve di livello. Durante la primavera fra le ricchissime fioriture più comuni, è possibile imbattersi in esemplari di tulipani dei boschi, narcisi e orchidee spontanee. La Villa Ghigi, di aspetto ottocentesco ma di origine più antica, del 1600 appartenne alla potente famiglia Malvezzi, Cavalca e Dozza, nel 1874 venne acquistata da Callisto Ghigi. Il figlio Alessandro 1875-1970, zoologo e naturalista di fama internazionale e rettore dell’Università di Bologna dal 1930 al 1943, vi abitò per tutta la vita. Alla fine degli anni 1960 Ghigi donò una parte del parco al Comune di Bologna, e alla sua morte gli eredi cedettero il resto della proprietà nel 1972.

Villa Guastavillani in via Barbiano - è un vero e proprio capolavoro dell’architettura bolognese della seconda metà del cinquecento.
Fatta edificare, quale sua dimora, dal cardinale Filippo Guastavillani nipote del Papa Gregorio XIII Boncompagni, sorge sul colle di Barbiano (colli bolognesi) in posizione panoramica ed appartata pur essendo vicinissima al centro di Bologna. Considerevole è il programma figurativo che impreziosisce l’interno della Villa, ispirato a temi e personaggi biblici e mitologici allusivi al clima storico e politico del tempo e del committente. Lo si può ammirare negli affreschi dei fregi e dei camini realizzati da equipes diartisti dell’ultimo manierismo bolognese dell’ambito di Orazio Samacchini e Lorenzo Sabattini. I cassettoni lignei delle volte sono dipinti con ricchi fascioni decorati.
Sintesi della poetica manieristica è il Grotto (o Grotta del Ninfeo) ribassato rispetto al piano terreno, fu in parte scavato nella collina cui si accede dalla scala interna e dal Giardino Segreto.
Costruita su progetto dell’architetto Ottaviano Mascarino, che diede avvio ai lavori nel 1571, Villa Guastavillani è stata restaurata recentemente dall’Università di Bologna: 4.000 metri quadri su tre livelli che ospitano spazi dotati delle più recenti tecnologie informatiche e visive ideali per meeting raffinati e accoglienti salette per piccoli gruppi di lavoro.
Il suggestivo Giardino Italiano, che circonda la Villa, completa.

Il Palazzo Guastavillani in Via Castiglione, 20, la facciata, con eleganti capitelli e portali decorati, fu eretta a partire dal 1517. Sotto il portico, affresco seicentesco raffigurante un'aquila. All'interno si conservano due cortili: quello al n. 20 è quattrocentesco, mentre quello al n. 22, a due ordini, risale al XVI secolo.

Palazzo Aldrovandi nel cuore del centro storico di Bologna, nella centralissima via Galliera 8, dove si osserva la sopravvivenza, fu cominciato nel 1725 da Francesco Maria Angelini, che progettò le scale a pian terreno e l'atrio d'ingresso. Lo scalone venne terminato nel 1752 da Alfonso Torreggiani, cui si deve la facciata e tutto il resto dell'edificio, voluto dal Cardinale Pompeo Aldrovandi. L'interno è arricchito da affreschi di Vittorio Maria Bigari che, con la collaborazione del quadraturista Stefano Orlandi, decorò la volta dello scalone 1722, l'atrio 1728, il salone 1748 e la galleria delle statue 1755, che in origine ospitava una collezione di busti romani Sorto sull'impianto quattrocentesco delle case Aldrovandi, adiacenti la chiesa di Santa Maria Maggiore, ad opera dell’Angelini e poi del Torreggiani fu eretto nel settecento edificio nell’odierna configurazione, magnificamente affrescato e decorato dal Bigari e dall’Orlandi, tra l’altro con raffigurazioni delle vicende gloriose della nobile casata.

In Via Santo Stefano, c'è il Palazzo delle Teste, la facciata del Palazzo Bolognini (iniziato nel 1525 e finito nel 1602 è assai caratteristica, perchè è ornata da 26 teste che sporgono da alretante nicchie tonde. Vi sono raffigurati eroi mitologici, divinità, guerieri, vecchi barbuti, giovani imberberi, tre orientali col turbante e persino... il diavolo! Vi sono anche 13 mosruose teste alate e, in alto, alate, nel cornicione 130 teste di simili fra loro.

Palazzo Mazzacorati, la famiglia Mazzacurati abitavano in (via Barbaziana 1239) ora in via Cesare Battisti 23, del quattrocento, che era stato già della famiglia senatoria Felicini. Nel 1777, è morta l’ultima dei Felicini senza eredi diretti, la casa fu ereditata dai Palmieri, un esponente dei quali, il marchese Giovanni Battista 1644 - 1740, aveva sposato nella prima metà del Settecento una Orsola Felicini. Nel 1780 passò per vitalizio a Marco Felice, Zani Bettini, notaio rinomato, morto nel 1787 lasciando un figlio maschio e due femmine.  I tutori del figlio minorenne Giovanni Battista che il cronista Tommaso de’Buoi ricorda per avere in seguito, del tutto impunemente, ucciso la moglie nel 1803, Il Palazzo lo vendettero a Gaetano Dalla Noce, da cui passò a Giovanni Mazzacurati, Guidicini Fontana, 1644, 1728; Roversi, in Cuppini.
Fin dalla fine del Seicento il palazzo ospitava, nel salone nobile dell’ala che dava su via Barbaziana, un teatrino in legno con tre ordini di palchi, che nel 1763 fu costruito di nuovo dagli Accademici Concordi, e nel 1807 fu restaurato a cura di Gaetano Dalla Noce, che chiamò a decorarlo nientemeno che Antonio Basoli. Sul palcoscenico si avvicendono con alterne fortune gruppi di dilettanti e di professionisti: dopo i Concordi gli Unanimi, i Riuniti, gli Avvivati, i Rinati, i Filergiti, i Felicini, la Compagnie Impériale d’Acteurs Français nel 1809, e dal 1811 gli Alunni della Musica Calore, Il teatro Felicini. Dopo l’intervallo del 1813 e del 1815 in cui si ebbero spettacoli di meccanica e fantasmagoria, dal 1815 tornarono le accademie e le rappresentazioni dei Filodrammaturgi, degli Armonici, dei Concordi, e dei Sinevergeti. L’ultima stagione documentata, non essendo evidentemente i Mazzacorati interessati a continuare a mantenere un teatro pubblico nella loro casa, è del 1825 -1826, con una serie di commedie di Goldoni, Albergati, Kotzebue, Bon e una tragedia, il Saul di Alfieri.

Palazzo Fava via Marsili 6, costruito verso il 1573 su probabile disegno di Francesco Morandi detto il Terribilile, per volere di Giacomo Maria Fava. Al piano nobile si conserva un ricco fregio affresco con Storie bibliche attribuito a Cesare Baglione 1580 c..

Palazzo Bianchetti Già residenza della famiglia Tartagni alla fine del XV secolo, venne rimodernato per volontà di Pier Paolo Bianchetti da Angelo Venturoli 1785-1790. La facciata neocinquecentesca è decorata da mascheroni in terracotta di Giacomo Rossi 1785 e conserva capitelli tardo quattrocenteschi. Lo scalone e la loggia sono decorati da sculture e da bassorilievi in stucco di Luigi Acquisti 1785-1790. Al piano nobile si conservano affreschi di Petronio e Pietro Fancelli e di Felice Giani.

Casa dell'ex orfanotrofio di San Leonardo Via Begatto 17
Piccolo fabbricato del XIV secolo, presenta portico a colonne con puntoni in legno e un forte pilastro in laterizio nell'angolo. Fu restaurato nel 1903.

Chiesa della Madonna di Galliera - via manzoni 3
Fondata nel 1304 divenne poi sede della Compagnia dei Poveri Vergognosi nel 1495 e nel 1622 fu data agli Oratoriani di San Filippo Neri. Fu ricostruita nel 1479 e completata con una bellla facciata riccamente decorata in pietre, laterizio e macigno, ricca di statue, nel 1502, su progetto di Zilio Montanari. All'interno affreschi di Marchesi 1730 - 1744; dipinti di Albani, Guercino, Colonna, Pasinelli, Muratori, Donnini, Franceschini e sculture di Mazza 1695 c. Piò 1740, Giannotti 1741. L'oratorio, disegnato da Alfonso Torregiani, risale al 1726.
Ex Oratorio di San Filippo Neri -via manzoni.
Il portale cinquecentesco proviene, come si può leggere nell'architrave, da una casa della famiglia Hercolani. L'interno settecentesco, gravemente danneggiato dalle bombe nel 1944, fu progettato da Alfonso Torreggiani nel 1733 e decorato da statue di Angelo Gabriello Piò con ornati in stucco di Carlo Nessi ed intagli di Antonio Cartolari. Nella controfacciata è stato ricollocato nel Settecento un affresco raffigurante un Ecce Homo di Ludovico Carracci.

Palazzo Belloni All'interno via Gombruti, si conserva una scala, costruita su progetto di Giuseppe Antonio Torri, che venne decorata di statue e di affreschi in occasione del soggiorno a Bologna di Giacomo III Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra, nel 1717. Le statue in arenaria di Ercole e Orfeo sono di Andrea Ferreri.

Comunita di Bologna

Sotto il portico in Piazza Cavur c'è una lapide di San Adrea degli Ansaldi e dice: Qui sorgeva la chiesa di Sant'Andrea deli Ansaldi,detta anche ""delle scuole" le molte aule destinate all'insegnamento del diritto che dal XII alla metà del XVI secolo furono alla sua giurisdizione.

Chiesa parocchiale di Sant' Andrea degli Ansaldi odelle Scuole scomparsa nella attuale Piazza Cavur, al posto della costruzione del Palazzo della Banca d'Italia, dove una lapide ne ricorda l'antica presenza, si trova fino all'inizio dell'Ottocento questa antica chiesa parocchiale si sanno sue notizie, infatti, a partire dagli ultimi anni dal XI secolo quando risulta che fù edificata dalla Famiglia Ansaldi, la qualè esercitò su di essa il proprio giuspatromato segnò l'amministrazione della Chiesa direttamente ai parocchiani, che la Battezzarono Sant'Andea delle scuole per la vicinanza nell'area limitrofa, di molte aule di lezioni dello studio. Nei 1624 durante importanti lavori di rifacimento, l'orientamento della Chiesa fù completamente invertito ovvero, la facciata fu scambiata con l'adsidie. Nel 1798 la sede parocchiale fu trasferita in San Domenico in fine, la chiesa fu soppressa 1806 e quindi demolita nel 1809.

Un veneratissima immagine ad affresco raffighurata la Beata Vergine col Bambino dipinta da Lippo Dalmassio nel 1390. che si trova all'interno di Sant'Andrea, e oggi consevata in Certosa, nel Chistro detto delle Madonne.

Cà Grande dei Malvezzi Via Trombetti 4, Costruita nel 1444, venne ampliata nei secoli successivi e riammodernata nel Settecento per volere di Sigismondo II Malvezzi.

Pal azzo Malvezzi Campeggi Via Zamboni 22, I portici che dà caratteristico sapore ai Palazzi cinquecenteschi a Bologna il Palazzo Campeggi con portico ad archi ricadenti su colonne e finestre arcuate al primo piano, inscritte in riquadri classici, ricordo di motivi quattrocenteschi.
Si conserva in fondo all'elegante cortile la statua d'Ercole, nel settecento la famiglia Campeggi ne trasformò gli interni che vennero decorati con affreschi.

Palazzo Aldrovandi già Merendoni in via Galliera 26, già appartenuto ai Dolfi 1207, fu di questa famiglia il famoso Ulisse grande medico e naturalista 1572-1605. Il Palazzo attuale fu iniziato nel 1725 dal cardinale Pompeo Aldrovandi 1668-1752 ed ebbe la facciata negli anni 1744-1752 dal Torregiani, che eresse anche lo scalone con statue di Domenico Piò e stucchi adornato anche di un vivace affresco di Gandolfi con una bellissima Diana. Nel salone d'onore si possono vedere i fasti della famiglia Aldrovandi eseguiti nel 1755 da Vittorio Bigari figurinista e Stefano Orlandi ornatista. Ill cantante Manfredi ne iniziò il restauro nel 1769, la proprietà passò così nel 1773 ai Conti Merendoni che lo ristrutturarono a partire dal 1775 dell'Architetto e scenografo Raimondo Compagnini, acquistato nel 1773. All'interno si trova un importante scalone con stucchi e sculture, nella volta si conserva l'affresco una splendida soffittatura lignea a ballatoio racchiude il dipinto che rappresenta Diana sul carro lunare e i locali interni costruiti secondo lo stile neocinquecentesco, allora particolarmente apprezzato a Bologna è invece le statue poste sul tornante dello scalone e in capo alla loggia le stanze del Palazzo sono riccamente affrescate con dipinti nell'estate del 1819. Abitò a pianterreno di Palazzo Merendoni George Byron, per stare vicino all'amante Teresa Gamba Gucciol nello stesso anno il Palazzo passava al mercante e banchiere nella seconda metà del secolo diventava dimora degli ultimi Aldrovandi e Marescotti.

Palazzo Bolognetti via Castiglione 1, il portico risale al XV secolo, mentre l'edificio venne eretto nel 1551 seguendo modi tibaldeschi, notevoli le fittissime decorazioni cinquecentesche in arenaria nell'atrio e nello scalone, attribuibili al formigine. Interessante il sotterraneo trecentesco a navate, forse magazzino della Gabella Vecchia, attiguo alla sede della Mercanzia.

Chiesa di San Nicolò degli Albari, via Oberdan 14, Ricostruita completamente da Nicola Barelli intorno al 1680, ha subito restauri all'inizio del XIX secolo. Nell'interno è conservato un capolavoro giovanile di Giuseppe Maria Crespi, la Tentazione di Sant'Antonio 1690 c.

Palazzo Malvasia Strada Maggiore 22, in origine dei Fantuzzi, passò poi nel 1535 ai Malvasia che costruirono la facciata, nei modi del Formigine, rispettando il portico quattrocentesco. L'elegante scala tortile fu realizzata da Gian Carlo Sicinio Bibiena 1750 c. e decorata con statue in stucco di Sisifo e Minerva eseguite da Filippo Scandellari.

Casa Gozzadini via Santo Stefano 36, Il conte Giovanni Gozzadini ultimo discendente maschio di una nobile famiglia Bolognese dell’Ottocento, la facciata, sopraelevata e rifatta nel 1902, conserva capitelli in marmo della metà del XV secolo; il portale è stato eseguito nel 1542. Nel cortile tra lei risalgono al XVI secolo, il quarto al XVIII. Lo scalone, progettato da Angelini per il cardinale Ulisse Giuseppe Gozzadini intorno al 1730, è decorato da sculture allegoriche e da un basso rilievo nel 1730 c.. La loro erede lasciò il patrimonio di famiglia all’Ospedale di Bologna.

Chiesa dei Santi Gregorio e Siro in via Montegrappa 15, sorse la chiesa nel centro storico di Bologna, su un terreno espropriato dalla famiglia Bentivoglio alla famiglia Ghisilieri nel 1532 – 1535 fu costruita per volontÓ dei canonici di San Giorgio in Alga, pass˛ poi nel 1676 ai Chierici Regolari Ministri degli Infermi. Nel 1780 in seguito ai danni prodotti da un violento terremoto furono rifatte la facciata e le volte. La Torre dei Ghisilieri sulla facciata dell'edificio appare lo stemma della famiglia Ghisilieri che qui ci abitavano, e il campanile non Ŕ altro che la torre di famiglia venne trasformata nell'attuale campanile nel 1532. All'interno si conservano affreschi nella volta 1868 e dipinti sull'altar maggiore 1581.

Casa Lupari via del Luzzo 4, fu ultimata nel 1449 per volere di Venturino Lupari, agli inizi del Quattrocento risalgono la ghiera in cotto a sesto acuto del portale d'ingresso, l'arco e la finestra del cortile, nella scala si trova la cappellina ove visse in penitenza e morì il Beato Lodovico Morbioli 1433 - 1485.

Chiesa del Santissimo Salvatore via Cesare Battisti 16, fu sede dei canonici di Santa Maria di Reno fin dal XII secolo l'edificio attuale tranne il campanile fu fatto nel 1623 nell'interno statue fu fatto tra 1622-1624 la sacrestia, assai ornata, è seicentesca l'ex convento di San Salvatore 1515-1522, danneggiato dai bombardamenti del 1943, conserva tre chiostri dei secoli XV-XVI di origine antichissima, fin dal secolo XII ospitò i Canonici Regolari di San Maria di Reno che nel secolo XV conferirono all'edificio una più dignitosa struttura, completamente cancellata nel 1606-1623, quando venne innalzato un nuovo monumemto del tempio.

Chiesa di Santa Caterina di Strada Maggiore Strada Maggiore 74-76, fin dal XII secolo, presso via Torleone, risulta l'esistenza di una chiesa con il monastero sede di una comunità di monaci Benedettini. I monaci rimasero quì fino al 1458 deccennio di abbandono nel 1526 passarono a un gruppo di monache dello stesso ordine valombrosiano, questa comunità religiosa era stata fondata nel 1522 la loro prima dimora era stata in Via Santo Stefano poi qualche anno dopo dai confratelli ambrosiani la possibilità di trasferirsi presso Santa Maria di Torleone, fu proprio nel corso del cinquecento, dopo l'arrivo delle monache, che il titolo della chiesa andò in quello di Santa Cateriana d'Allessandria di Strada ottenneroa Maggiore, qui le monache provvidero all'aquisto di alcune case vicino le utilizzarono per allargare il monastero, e la chirsa esterna che continuata a svolgere la funzione di parocchia fu sopressa la chiesa 1798, pochi anni dopo 1805 venti anni dopo le fu restituito il titolo di parocchia, l'antica chiesa originaria di Santa Maria di Torleone è ora inglobata nella costruzione più recente e utilizzata come sacrestia la chiesa invece fu fatta benedire da un sacerdote in quanto continuano a essere come già prima chiesa parocchiale dall'inizio del seicento iniziarono grandi lavori di riffacciamento sia della parte monacale sia della chiesa esterna che fu dotata di portico aggiunto restaurato nel 1832 e assunse l'aspetto che ancora oggi conserva il monastero delle vabrosiane il campanile e del 1842.

La Chiesa Santa Caterina in via Saragozza. La prima notizia certa alla presenza in via Saragozza di una chiesa parocchiale dedicata a Santa Caterina d'Allessandria risale al 1256, a metà del quattrocento la chiesa fu completatamente ridificata e l'ingresso che procedentetemente si apriva su via Pizzalimori l'antico monimo dell'attuale via Santa Caterina, fu spostata su via Saragozza, dove si trova ancora oggi. Nel 1817 la chiesa fu di nuovo ricostruita delle fondamenta su progetto di Vincenzo Brichetti e qualche anno dopo nel 1824, fu inalzato il capanile. Ancora oggi Santa Caterina sede parocchiale unita a Santa Maria Anunziata delle Muratelle.

Palazzo Bonfioli Rossi Strada Maggiore 29, la facciata è stata ricostruita alla metà dell'Ottocento in forme neoclassiche. Nel secondo cortile si trova un fregio dipinto a fresco da che rappresenta episodi della Gerusalemme del Tasso 1620. Al piano nobile gli stessi artisti insieme sono gli autori dei fregi e del soffitti rappresentanti episodi di storia romana. Al pianterreno le pitture delle volte sono attribuite i pittori la scala circolare.

Palazzo Barbezzi via Garibaldi 3, con un elegante cortile a doppia loggiati adorno di terrecotte risalenti al XV secolo. Su un lato le sale con soffitti decorati a fresco, al piano nobile salone con fregio attribuibile alla scuola di Niccolò dell'Abate con Storie della vita di Ercole 1550 e una cappellina con affreschi di Bartolomeo Cesi. Nella parte posteriore dell'edificio sulla via del Cane si conservano tracce di una casa del XIII secolo.

Palazzo Vittori Venenti già Mazzoli Via Santo Stefano 34, l'edificio di origine quattrocentesca è costituito dall'unione di due fabbricati, modificato in facciata nel 1744 ha mantenuto il cornicione quattrocentesco in cotto e arenaria, ricco di elementi decorativi. L'androne conduce ad un suggestivo cortile ove è ben conservato un loggiato pensile su cinque archi sporgenti d'età rinascimentale. Al piano nobile si trova un salone con grande camino cinquecentesco.

Il complesso in questione denominato anticamente Palazzo Felicini poi Fibbia via Galliera 14, e attualmente Calzolari è uno dei più notevoli e bei Palazzi della città conservato quasi interamente nella sua primitiva architettura del primo Rinascimento Bolognese. Fu eretto nel 1497 da Bartolomeo Felicini e compiuta poi dal figlio Giovanni. I Felicini avrebbero qui ospitato Leonardo. L'edificio fu venduto nel 1537 al Cardinale Pucci, i cui eredi lo passarono nel 1561 alla famiglia Fibbia, che vi risiedette fino al 1746. L'iscrizione sulla facciata ricorda che Urbano VIII secolo fu amico dei Fibbia. Belle le terracotte esterne lo stemma è di Urbano VII secolo nelle pseudo bifore nella trabeazione e negli archivolti, all'interno del Palazzo un cortile a loggiati. All'interno del Palazzo Meritano Menzione importanti opere di artisti della scuola Bolognese le pitture nella grande sala al piano nobile che raffigurano l'aurora ed il Crepuscolo sono le pitture presenti nella ex cappellina di famiglia le opere presenti nel suo vestibolo il Salone d'Onore reca i ritratti dei membri delle famiglie Fibbia, ulteriori opere all’interno del Palazzo. La famiglia Felicini esercitò l'attività bancaria e fu una tra le più in vista della città tra il quattrocento e il cinquecento fu presentata in Senato dal 1506 al 1584 anno dopo il quale nessuno dei suoi membri fu più rieletto. Nel Corso dei secoli ha ospitato insigni personaggi tra i quali Papa Leone X secolo, Francesco I re di Francia, Giuliano Dé Medici, Fi liberta di Savoia, Carlo Arberto Duca di Baviera, Maria Amelia arciduchessa d'Austria, Leonardo Da Vinci e molti altri. Fu proprio durante il soggiorno Bolognese presso i Felicini che Leonardo tra gli altri dipinti si dice che avrebbe realizzato perfino la celeberrima Gioconda uno dei quadri più famosi ed enigmatici di ogni tempo che in tal caso ritrarrebbe Filiberta di Savoia sorella del Duca di Savoia e zia del Sovrano Francese e non Monna Lisa del Giocondo come generalmente si crede.

Casa Castelli Via Parigii 2. La dimora eretta in forme gotiche verso la metà del secolo XV appartenne alla famiglia Castelli e in seguito ai Gozzadini e ai Davia, il portico fu modificato nel 1702. Qui ebbe sede il primo ufficio postale della città, aperto il primo gennaio 1768. La facciata è stata restaurata nel 1949. Nell'interno si conservano decorazioni murali di età neoclassica.

Palazzo Castelli via Montegrappa 5, l'antico edificio quattrocentesco fu del tutto ricostruito nel 1770 con statue di suo fratello Petronio che ancora si conservano restaurate all'ingresso. L'interno venne completamente distrutto nell'ultima guerra. Nel retro dell'edificio si può ancora vedere dei due Tadolini una nicchia di fondale con statua.

La Casa Sampieri Strada Maggiore 24, che in tre sale del pianterreno conserva, entro raffinate cornici, affreschi sul soffitto e sui camini del salone al piano nobile è decorato con un Ercole e Anteo.

Chiesa di San Gregorio dei Mendicanti via Pizzardi 1, monastero benedettino fin dai primi del XII secolo, appartenne dal 1254 ai canonici di Martorano e dal 1419 ai canonici di San Giorgio in Alga di Venezia. Nel 1563 fu adibito a ricovero dei mendicanti. L'edificio mantiene la sua struttura gotica trecentesca benchè sia stato tramezzato al suo interno, vi si conserva un Il dipinto parte di una serie di tempere dette della Sampiera dal nome della Villa per cui vennero realizzate, una sovraporta, il pagamento effettuato il 10 novembre 1762 dal marchese Valerio Boschi a Vincenzo Martinelli per “5 Sopra Porte.

La statua della Madonna Grassa si trova a Bologna in Via Saragozza accanto al N° civico 179, ed è collocata in una nicchia nell'centosettantesima Arcata tra il 1674 e il 1739 è' stata terminata la statua, la statua è stata anche restaurati alla fine dell'1800, che per tutto il Portico porta al Santuario della Madonna di San Luca. I lavori furono stati pagati dal Marchese Francesco Maria Monti Bendini priore dell'Arciconfraternita di Santa Maria della Morte. La Statua dalla Madonna con il Bambino o Madonna del Rosario sorretto sul braccio sinistro. Sotto questo Portico il Marchese Francesco Monti Bendini insieme ai benefattori di questa grandiosa opera fare una nichia sotto un Gran Arco e fece porre una Statua Gigante di Maria Vergine col Bambino "che però il popolo Bolognese chiama come sopranome la "Madona "Grassa" per il suo aspetto imponente nel basamento, è inciso sulla piastra della madonna "Tu nos ab hoste protege" (proteggici dal nemico), tratto dall'inno "Maria Mater gratiae". Invocazione tradizionalmente legata alla figura della Vergine come patrona e protettrice della città e dei suoi abitanti.

Questa chiesa di Santa Teca in Via Santo Stefano 23 oggi scomparsa. Il luogo era chiamato dai Bolognesi "Vallle di Giosafat" e si ricollegava all'iconografia gerosoalimentana dei luoghi sacri che secondo la tradizione assegnò lo stesso a San Petronio al complesso di edifici sacri costituito da Santo Stefano (Monte Golata) e San Giovanni in Monte (Monte degli Ulivi). La costruzione della chiesa e molto antica ed era legata al culto di Teca, Santa molto venerata in Città a partire dalla predicazione del Santo IV secolo. La chiesa conservò il titolo parocchiale fino all'1566 quando fu soppressa dal Cardinale Paleotti che nè trasferì le finzioni alla vicina Santa Maria delle Ceriola. Accanto ad essa si trovava una capella dedicata a Santa Veronica, anch'essa legata all'oconografia dei luoghi Santi Gerosolimitani. La chiesa e la cappella furono abattute nel 1798, il dipinto raffigura una Madonna con il Bambino, San Petronio e Santa Teca, dipinto nel 1496 che era all'interno della chiesa, oggi si trova in Pinacoteca.

Palazzo dei Bentivoglio Via Belle Arti 8. Il Palazzo è stato Iniziato nel 1551, per un ramo collaterale della casata gentilizia dei Bentivoglio. Inizia circa nel 1560 il periodo del risorgimento Bolognese. Presenta un maestoso cortile, incompiuto a due ordini eseguito su progetto, e poi completato nella prima metà del XVII secolo. Nell'interno si conservano affreschi settecenteschi.

Palazzo Caprara Via IV Novembre 22. L'edificio voluto da Girolamo Caprara, è tradizionalmente attribuito a Francesco Terribilia che lo terminò nel 1603, fu poi completato nel 1705, e lo scalone. Al piano nobile si conservano belle tempere. Nel 1805 fu ospitato Napoleone, che acquistò il Palazzo l'anno seguente.

Palazzo Caprara Piazza Galileo 4, Elegante costruzione del 1603 di scuola vignolesca. All'ingresso è conservato un mosaico romano del II secolo, raffigurante un delfino nero su campo bianco, rinvenuto dalla famiglia Lenzi durante scavi fatti nel secondo cortile nel 1955.

Chiesa di San Colombano e Santa Maria dell'Orazione Via Parigi 1. La chiesa è stata eretta nell'XI secolo l’interno a tre navate, ospitava nell’altare maggiore una tavoletta greco-bizantina della Beata Vergine della Mercede, patrona della Confraternita a lei dedicata che vi si è stabilita dal 1820. Nelle navate sono stati rinvenuti affreschi di scuola Bolognese del XV secolo. I lavori per la costruzione dell'Oratorio di Santa Maria dell'Orazione sono inziati il 5 agosto 1591. L'edificio porticato è stato costruito attorno ad un’immagine della Vergine di Lippo, al primo piano nell'oratorio intitolato a San Colombano si trova il celebre ciclo di affreschi di scuola carraccesca la chiesa è ricordata fin dal XII secolo restano avanzi trecenteschi nel fianco la chiesa ha nel portico affreschi del tardo XVI secolo, al piano superiore è situato l'oratorio di San Colombano che conserva uno dei più importanti cicli di affreschi dell'Accademia dei Carracci 1600-1602, l’oratorio costruito nel 1591 per dare riparo alla Madonna dell’Orazione. La costruzione è annessa alla serie di edifici religiosi aggregatisi uno intorno all’altro nel corso dei secoli il cui nucleo più antico è formato dalla Chiesa di San Colombano fondata nel 610 da Pietro I, vescovo di Bologna e discepolo del Monaco Colombano. Nell’ampia aula congregazionale dell’Oratorio prende vita quella che il Malvasia, nella sua famosa Felsina Pittrice definisce una gloriosa, si sono cimentati in quello che si è ben presto trasformati in un confronto artistico di estrema levatura. Il ciclo di affreschi ispirato alle Storie della Passione e al Trionfo di Cristo si estende in una successione di finte aperture architravate da un lato all’altro che si sostituiscono illusioni dalla parete muraria.
Papa Benedetto XVI lo ha definito "Santo Europeo", Infatti San Colombano scrisse in una lettera che gli europei dovevano essere un unico popolo un corpo solo" che viene unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate. San Colombano è oggi destinato ad ospitare la collezione di strumenti musicali antichi donata dal Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini alla Fondazione della biblioteca musicale donata dagli eredi del Maestro Oscar Mischiati. Gli strumenti sottoposti a delicati prudenti ma efficaci restauri per la maggior parte effettuati a Bologna ad opera dei Mastri del legno costituiscono armonioso di monumenti sonori viventi.

Palazzo Leoni Via Marsala 25. Affacciato sull’antica Via di Mezzo di San Martino Palazzo Leoni fu acquistato nel 1549 da Camillo Leoni Nordoli del secondo ramo dell’antica famiglia Leoni, attestata dal medioevo sotto la parrocchia di Santa Maria di Torleone. L’edificio nel suo assetto attuale risulta dai cantieri commissionati a seguito dell’acquisto presso l’archivio Malvezzi Campeggi Leoni sono lavori di abbellimento in data 1569 e 1583 ma è possibile che già dalla metà del secolo iniziassero i lavori destinati a trasformare il Palazzo in una dimora signorile. Oretti indicò Gerolamo fratello di Camillo, come promotore della trasformazione edilizia di Bologna a suo figlio Vincenzo 1523 - 1600, presidente dell’Accademia degli Ardenti sarebbero spettati oltre alla decorazione pittorica del Palazzo gli interventi sulle case prospicienti Piazza San Martino. La presenza di elementi tipici nello stile di Antonio Morandi in particolare i fastigi delle finestre e l’ornato del portone d’accesso simile a quello dei Palazzi Bonasoni e Orsi riconducono l’architettura dell’edificio Bolognese già attribuita a Gerolamo da Treviso, Francesco Morandi figlio di Antonio avrebbe progettato invece i miglioramenti ricordati dalle carte d’archivio. All’epoca la residenza si distingueva tra le più pregevoli nella zona gravitante intorno a San Martino. Ne completava il decoro la Natività affrescata sotto al portico da Nicolò dell’Abate 1550 circa. Dell’opera danneggiata nel 1819 dalle ridipinta di Giuseppe Sedazzi e successivamente perduta. resta l’incisione eseguita da Gaetano Gandolfi nel 1768.