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Il Palazzo Lambertini fu costruito in via Nasauro Sario n°18 a partire dal 1570, per conto di Cesare Lambertini, forse su disegno di Francesco Morandi detto il Terribilie. Fra il 1797 e il 1804 ospitò il teatro Taruffi, e quindi la loggia massonica "Felsinea", cuiappartenne Giosuè Carducci.

Palazzo Tubertini, in via Oberdan n°9, l'antico palazzo dei Ludovisi fu del tutto ricostruito dalla famiglia Tubertini nel 1770, su progetto di Giandomenico Dotti, conl'assistenzadi Raimondo Compagnini.
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Casa Berti in via Santo Stefano n14, progettata da Giuseppe Verardi per volere di Carlo Berti nel 1775, conserva una scala ed una loggia 'all'antica' con stucchi (1777) e affreschi di G. Gandolfi. Le statue di Giunone, Venere, Amore e Minerva sono di D. Palmerani; le candeliere sono eseguite su disegno di G. Terzi e realizzate da B. Furlani; i rilievi con le Stagioni sulla volta della scala sono di L. Acquisti. Nelle sale del piano nobile decorazioni neoclassiche.
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Palazzo Gessi strada Maggiore, l'edificio fu costruito attorno al 1580, forse su disegno di Domenico Tibaldi, per volere di Vincenzo Gessi, parente di papa Gregorio XIII Boncompagni il cui stemma si vede al centro della facciata.
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Palazzo Gessi (via Montegrappa), l'edificio fu ricostruito completamente da Giovanni Bassani nel 1792. Nello scalone si conservano statue coeve e pitture murali di Domenico Pedrini. L'attiguo voltone dei Gessi risale al XIII secolo.
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Torre degli Oseletti Strada Maggioire, costruita nel XII secolo, era alta 70 metri circa. Di epoca recente è il rivestimento della base in blocchi di selenite. la torre è stata inglobata nella costruzione del Palazzo Sanguinetti. Nel lato della torre volta verso il cortile si conserva l'affresco trecentesco di scuola bolognese raffigurante una Madonna con il bambino.

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Casa Malvezzi Via Borgonuovo 10, l'edificio, frutto dell'accorpamento di più lotti, pervenne il 9 ottobre 1559 in proprietà a Lucio di Giovanni d'Aldrovandino Malvezzi e passò poi dal 1622 al 1825 alla famiglia Carrati. Nell'interno si conserva, al piano nobile, un salone con soffitto a lacunari lignei con una decorazione a fresco, in un alto fregio, raffigurante scene mitologiche e "grottesche" databili alla metà del Cinquecento, attribuibili al gusto di Cesare Baglioni.
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Case Bovi via Santo Stefano, 15-17 Pittoresco gruppo di case anticamente apparteneva ai Beccadelli, poi Bovi. Al n. 15 si trova un palazzo dell'inizio del XV secolo; adesso adiacenteè un pregevole edificio rinascimentale, nel gusto di Biagio Rossetti. Al n. 17 palazzo tardogotico forse su progetto di Fieravante Fieravanti, con interventi settecenteschi; nel cortile vi sono lapidi romane che ricordano la gente bovia. Al pianterreno sale dipinte da Bigari eda Marchesi.
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Si estende Parco di San Pellegrino in bella posizione panoramica sulla stretta dorsale che, tra le vallette del Meloncello e del Ravone, scende da Monte Albano verso Villa Spada; splendida è la vista su S.Luca. I nuclei rurali di Casa Giuliani (di proprietà comunale) e Casa Breventan, che già esistevano nel ‘700 come Luogo Piccolo e Luogo Grande, appartennero alla famiglia senatoria De Buoi e in seguito ai Breventani. Nella seconda metà dell’‘800 Giuseppe e Luigi Breventani, entrambi ecclesiastici, fondarono il Ritiro S. Pellegrino, un istituto religioso al quale conferirono poi la proprietà (Luigi è stato un illustre studioso di storia locale). La sistemazione dell’area ha mirato a conservare l’assetto di un tempo, con i coltivi trasformati in prati e gli alberi da frutto che sottolineano la viabilità e i vecchi appezzamenti. La valletta del Meloncello custodisce la porzione più naturale: lungo il rio si sviluppano pioppi neri, salici bianchi e sambuchi, mentre il bosco che cresce nelle parti più stabili del versante è formato da carpini neri e noccioli, con qualche roverella nei punti più assolati. Il parco, che ha una superficie di 27 ettari.
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Palazzo Albergati in via Saragozza 28, l'edificio, costituito da due nuclei collegati, venne costruito attorno al 1520, su probabile disegno di Baldassarre Peruzzi. La fascia marcapiano si deve a un'idea di Lazzaro Casario del 1584. Nel cortile, al n. 26, sono murate, tra decorazioni del XVIII secolo, alcune lapidi romane che ricordano la fondazione delle terme di Bolognogna ad opera di Augusto. All'interno si conservano belle tempere settecentesche di Pesci, Rossi, Brizzi e affreschi di Valliani. Al piano terreno, al n. 28, si conserva un affresco seicentesco di Gessi.
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Il Ponte della Bionda fu costruito alla fine del 1600, consentiva il passaggio dei cavalli che trainavano verso la città, ibarconi chevenivanodalla bassa, a volteanche dal mare, poichè navigando sul Navile si poteva giungere all'Adriatico.
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Giardino Villa Angeletti, Via De,Carracci, Nel ‘700 la pianura che si estendeva tra il canale Navile e l’antico corso del Savena era punteggiata
di case coloniche e ville disposte lungo gli stradelli che si aprivano a ventaglio fuori porta Galliera. In prossimità di un ampio meandro del Navile, ben visibile ancora oggi, era situato il palazzo della famiglia senatoria Calderini. Dell’edificio, passato agli Angeletti nel secolo successivo, non restano più tracce. Venne ridotto in macerie dai bombardamenti dell’ultima guerra. L’area verde, terminata nel 1997, si sviluppa per 8,5 ettari lungo la sponda destra del canale. Il progetto ha puntato ad assecondare la morfologia del luogo e a conservare le alberature preesistenti, alberi da frutto, qualche esemplare ornamentale e i lembi di vegetazione spontanea che fiancheggiano il corso d’acqua. Nel resto del parco, caratterizzato dal disegno delle piste ciclabili, ampiprati si alternano a zone alberate con latifoglie autoctone.
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Giardino Vittorio Melloni Via della barca - E un vecchio parco di Villa Melloni, un edificio di fine 1800 contornato da verde ornamentale, che è ancora visibile appena oltre la recinzione. Sui terreni della vecchia proprietà, venduti a partire dai primi del secolo, furono costruiti i palazzi che oggi si affacciano sull’area pubblica. Il giardino venne ceduto all’Amministrazione comunale dalla vedova del colonnello d’aviazione Vittorio Melloni e aperto al pubblico nel 1984. Nell’area prevalgono alberi e arbusti ornamentali, fra cui numerosi sempreverdi, ma si incontrano ancora piante da frutto che testimoniano del passato uso agricolo di una parte dei terreni. Spiccano alcuni esemplari di notevoli dimensioni, fra cui una secolare sequoia e un pioppo bianco, relitti del parco della villa e della vegetazione spontanea che cresceva a ridosso del Ravone; il tracciato del piccolo corso d’acqua, coperto in anni recenti, è segnalato da un sentiero sopraelevato sul confine del giardino.
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Il Parco di Forte Bandiera Via di Monte Donto - Questo Parco è legato al nome di una famiglia che nel 1700 possedeva vari beni nell’area, fra cui il Casino Bandiera proprio in cima al colle, dove oggi svetta un filare di cipressi. L’attuale denominazione ricorda una fortificazione eretta sulla sommità nel 1860, che insieme con altre sui rilievi vicini faceva parte di una linea difensiva per la città tra Reno e Savena. Del forte non restano tracce, mentre si è conservato qualche rudere di quello sorto sul vicino colle di Jola. L 'area del parco, uno dei primi tra quelli collinari, è stata progressivamente acquisita dall’Amministrazione comunale nel corso degli anni 1960 e 1970; oggi la superficie è di 16 ettari.
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Il Parco di Villa Ghigi ha una superficie di 29 ettari, che si estende su le prime colline di Bologna fuori Porta San Mamolo in Via San Mamolo.
Il ricco patrimonio botanico del parco, notevoli esemplari arborei autoctoni e esotici (tra questi roverelle, carpini neri, un secolare cedro dell’Himalaya e uno stupendo esemplare di tasso), filari di vecchi alberi da frutto e un boschetto di faggi ben naturalizzati nonostante l’altitudine inusuale (nella nostra regione questo tipo di boschi cresce tra gli 800 e i 1700 metri). ( Strade sterrate di accesso lungo le testate dei campi) fiancheggiate da alberi da frutto: si tratta in molti casi di antiche varietà oggi non più utilizzate che costituiscono un importante patrimonio storico e genetico: susini, kaki, ciliegi, meli, fichi, lazzeruoli, mandorli. A movimentare prati e aree coltivate contribuiscono alcuni vigneti disposti secondo l’andamento delle curve di livello. Durante la primavera fra le ricchissime fioriture più comuni, è possibile imbattersi in esemplari di tulipani dei boschi, narcisi e orchidee spontanee. La Villa Ghigi, di aspetto ottocentesco ma di origine più antica, del 1600 appartenne alla potente famiglia Malvezzi, Cavalca e Dozza, nel 1874 venne acquistata da Callisto Ghigi. Il figlio Alessandro 1875-1970, zoologo e naturalista di fama internazionale e rettore dell’Università di Bologna dal 1930 al 1943, vi abitò per tutta la vita. Alla fine degli anni 1960 Ghigi donò una parte del parco al Comune di Bologna, e alla sua morte gli eredi cedettero il resto della proprietà nel 1972.
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Villa Guastavillani in via Barbiano - è un vero e proprio capolavoro dell’architettura bolognese della seconda metà del cinquecento. 
Fatta edificare, quale sua dimora, dal cardinale Filippo Guastavillani nipote del Papa Gregorio XIII Boncompagni, sorge sul colle di Barbiano (colli bolognesi) in posizione panoramica ed appartata pur essendo vicinissima al centro di Bologna. Considerevole è il programma figurativo che impreziosisce l’interno della Villa, ispirato a temi e personaggi biblici e mitologici allusivi al clima storico e politico del tempo e del committente. Lo si può ammirare negli affreschi dei fregi e dei camini realizzati da equipes diartisti dell’ultimo manierismo bolognese dell’ambito di Orazio Samacchini e Lorenzo Sabattini. I cassettoni lignei delle volte sono dipinti con ricchi fascioni decorati.
Sintesi della poetica manieristica è il Grotto (o Grotta del Ninfeo) ribassato rispetto al piano terreno, fu in parte scavato nella collina cui si accede dalla scala interna e dal Giardino Segreto.
Costruita su progetto dell’architetto Ottaviano Mascarino, che diede avvio ai lavori nel 1571, Villa Guastavillani è stata restaurata recentemente dall’Università di Bologna: 4.000 metri quadri su tre livelli che ospitano spazi dotati delle più recenti tecnologie informatiche e visive ideali per meeting raffinati e accoglienti salette per piccoli gruppi di lavoro.
Il suggestivo Giardino Italiano, che circonda la Villa, completa.
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Il Palazzo Guastavillani in Via Castiglione, 20, la facciata, con eleganti capitelli e portali decorati, fu eretta a partire dal 1517. Sotto il portico, affresco seicentesco raffigurante un'aquila. All'interno si conservano due cortili: quello al n. 20 è quattrocentesco, mentre quello al n. 22, a due ordini, risale al XVI secolo.
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Palazzo Aldrovandi già Merendoni, fu di questa famiglia il famoso Ulisse grande medico e naturalista 1572-1605. Il palazzo attuale fu iniziato nel 1725 dal cardinale Pompeo Aldrovandi 1668-1752 ed ebbe la facciata negli anni 1744-1752 dal Torregiani, che eresse anche lo scalone con statue di Domenico Piò e stucchi adornato anche di un vivace affresco di Gandolfi con una bellissima “Diana”. Nel salone d’onore si possono vedere i fasti della famiglia Aldrovandi eseguiti nel 1755 da Vittorio Bigari figurinista e Stefano Orlandi ornatista.
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Palazzo Aldrovandi nel cuore del centro storico di Bologna, nella centralissima via Galliera 8, dove si osserva la sopravvivenza, fu cominciato nel 1725 da Francesco Maria Angelini, che progettò le scale a pian terreno e l'atrio d'ingresso. Lo scalone venne terminato nel 1752 da Alfonso Torreggiani, cui si deve la facciata e tutto il resto dell'edificio, voluto dal Cardinale Pompeo Aldrovandi. L'interno è arricchito da affreschi di Vittorio Maria Bigari che, con la collaborazione del quadraturista Stefano Orlandi, decorò la volta dello scalone 1722, l'atrio 1728, il salone 1748 e la galleria delle statue 1755, che in origine ospitava una collezione di busti romani
Sorto sull’impianto quattrocentesco delle case Aldrovandi, adiacenti la chiesa di Santa Maria Maggiore, ad opera dell’Angelini e poi del Torreggiani fu eretto nel settecento l’edificio nell’odierna configurazione, magnificamente affrescato e decorato dal Bigari e dall’Orlandi, tra l’altro con raffigurazioni delle vicende gloriose della nobile casata.
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In Via Santo Stefano, c'è il Palazzo delle Teste, la facciata del Palazzo Bolognini (iniziato nel 1525 e finito nel 1602 è assai caratteristica, perchè è ornata da 26 teste che sporgono da alretante nicchie tonde. Vi sono raffigurati eroi mitologici, divinità, guerieri, vecchi barbuti, giovani imberberi, tre orientali col turbante e persino... il diavolo! Vi sono anche 13 mosruose teste alate e, in alto, alate, nel cornicione 130 teste di simili fra loro.
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Palazzo Mazzacorati, la famiglia Mazzacurati abitavano in (via Barbaziana 1239) ora in via Cesare Battisti 23, del quattrocento, che era stato già della famiglia senatoria Felicini. Nel 1777, è morta l’ultima dei Felicini senza eredi diretti, la casa fu ereditata dai Palmieri, un esponente dei quali, il marchese Giovanni Battista 1644 - 1740, aveva sposato nella prima metà del Settecento una Orsola Felicini. Nel 1780 passò per vitalizio a Marco Felice, Zani Bettini, notaio rinomato, morto nel 1787 lasciando un figlio maschio e due femmine. I tutori del figlio minorenne Giovanni Battista che il cronista Tommaso de’Buoi ricorda per avere in seguito, del tutto impunemente, ucciso la moglie nel 1803, Il Palazzo lo vendettero a Gaetano Dalla Noce, da cui passò a Giovanni Mazzacurati, Guidicini Fontana, 1644, 1728; Roversi, in Cuppini.
Fin dalla fine del Seicento il palazzo ospitava, nel salone nobile dell’ala che dava su via Barbaziana, un teatrino in legno con tre ordini di palchi, che nel 1763 fu costruito di nuovo dagli Accademici Concordi, e nel 1807 fu restaurato a cura di Gaetano Dalla Noce, che chiamò a decorarlo nientemeno che Antonio Basoli. Sul palcoscenico si avvicendono con alterne fortune gruppi di dilettanti e di professionisti: dopo i Concordi gli Unanimi, i Riuniti, gli Avvivati, i Rinati, i Filergiti, i Felicini, la Compagnie Impériale d’Acteurs Français nel 1809, e dal 1811 gli Alunni della Musica Calore, Il teatro Felicini. Dopo l’intervallo del 1813 e del 1815 in cui si ebbero spettacoli di meccanica e fantasmagoria, dal 1815 tornarono le accademie e le rappresentazioni dei Filodrammaturgi, degli Armonici, dei Concordi, e dei Sinevergeti. L’ultima stagione documentata, non essendo evidentemente i Mazzacorati interessati a continuare a mantenere un teatro pubblico nella loro casa, è del 1825 -1826, con una serie di commedie di Goldoni, Albergati, Kotzebue, Bon e una tragedia, il Saul di Alfieri.
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Palazzo Vittori Venenti già Mazzoli in Via Santo Stefano, l'edificio di origine quattrocentesca è costituito dall'unione di due fabbricati, modificato in facciata nel 1744 ha mantenuto il cornicione quattrocentesco in cotto e arenaria, ricco di elementi decorativi. L'androne conduce ad un suggestivo cortile ove è ben conservato un loggiato pensile su cinque archi sporgenti d'età rinascimentale. Al piano nobile si trova un salone con grande camino cinquecentesco.
Palazzo Fava via Marsili 6, costruito verso il 1573 su probabile disegno di Francesco Morandi detto il Terribilile, per volere di Giacomo Maria Fava. Al piano nobile si conserva un ricco fregio affresco con Storie bibliche attribuito a Cesare Baglione 1580 c..
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Angelo Venturoli 1785-1790. La facciata neocinquecentesca è decorata da mascheroni in terracotta di Giacomo Rossi 1785 e conserva capitelli tardo quattrocenteschi. Lo scalone e la loggia sono decorati da sculture e da bassorilievi in stucco di Luigi Acquisti 1785-1790. Al piano nobile si conservano affreschi di Petronio e Pietro Fancelli e di Felice Giani.![]()
Chiesa
della Madonna di Galliera - via manzoni 3
Fondata nel 1304 divenne poi sede della Compagnia dei Poveri Vergognosi nel
1495 e nel 1622 fu data agli Oratoriani di San Filippo Neri. Fu ricostruita
nel 1479 e completata con una bellla facciata riccamente decorata in pietre,
laterizio e macigno, ricca di statue, nel 1502, su progetto di Zilio Montanari.
All'interno affreschi di Marchesi 1730 - 1744; dipinti di Albani, Guercino,
Colonna, Pasinelli, Muratori, Donnini, Franceschini e sculture di Mazza 1695
c. Piò 1740, Giannotti 1741. L'oratorio, disegnato da Alfonso Torregiani,
risale al 1726.
Ex Oratorio di San Filippo Neri -via manzoni.
Il portale cinquecentesco proviene, come si può leggere nell'architrave,
da una casa della famiglia Hercolani. L'interno settecentesco, gravemente danneggiato
dalle bombe nel 1944, fu progettato da Alfonso Torreggiani nel 1733 e decorato
da statue di Angelo Gabriello Piò con ornati in stucco di Carlo Nessi
ed intagli di Antonio Cartolari. Nella controfacciata è stato ricollocato
nel Settecento un affresco raffigurante un Ecce Homo di Ludovico Carracci.