Il martiro di Ugo Bassi

Nelle prime ore del pomeriggio dell'8 Agosto 1849, lungo la strada che dal Meloncello porta alla Certosa, passa un triste corteo. Alcuni tamburini ausriaci precedono una carretta a cavalli, scortati da soldati. Sulla caretta vi sono due sacerdoti che confortono due uomini in catene.

Per strada non c'è nessuno; ma dietro le persiane, molti occhi seguono pietosi i due prigionieri: quello della folta barba nera è il padre barnabita Ugo Bassi, l'altro il capitano Giovanni Livraghi. Entrambi vengono condotti alla fucilazione.

Mentre la caretta si avicina al l'uogo, del martirio, padre Ugo Bassi, volge lo sguardo al Santuario della Madonna di San Luca, dove tante volte aveva pregato.

Allora gli tornò alla mente la propria fanciullezza, quando ero venuto a studiare a Bologna dalla cittadina di Cento, dove era nato nel 1801. Entrando nel collegio dei Padri Barnabiti, era poi divenuto sacerdote dello stesso ordine.

Ricordò gli anni delle sue prediche, nelle piazze e nelle chiese di molte città. Le parole che pronunciava suscitavano grande intusiasmo, specialmente quando parlava dell'Italia, divisa in molti Stati e dominata all'Austria.

Ricordò la sua partecipazione alla difesa di Venezia, nel Maggio del 1848, quindi a quello di Roma, come cappellano militare di Giuseppe Garibaldi.

Dopo questa sfortuna impresa, egli insieme al Generale tentò di raggiungere nuovamente Venezia, ma presso Comacchio, il 4 Agosto del 1849, venne arrestato col captano Giovanni Livraghi da Milano. Gli Austriaci condussero i due prigionieri a Bologna e non vollero prendere neppure il tempo in un processo. Accusati falsamente di possedere armi, padre Ugo Bassi e il capitano Livraghi furono condannati a morte.

Un ultimo ricordo, il più caro, viene alla mente dell'eroico Padre. Proprio la sera prima gli era stato concesso di rivedere la sorella Concetta. I due fratelli, alla presemza di un giudice si scambiarono poche parole d'immenso affetto e conforto, prima dell'ultima e definitiva separazione.

Ora il corteo si è fermato. I prigiogneri vengono fatti scendere dalla caretta e i sacerdoti si avvicinano per le ultime preghiere.

Dietro al padre Ugo Bassi e al capitano Livraghi è solo il muro bianco del portico della Certosa, e davanti una fila di soldati ausriaci, nelle loro bianche giubbe, coi fucili spianati.

Un secco comando dell'ufficiale ordina il fuoco. In quell'istate cadono due purissimi martiri della libertà d'Italia.

Oggi i resti di padre Ugo Bassi riposano nella nostra Certosa, nel Sacrario dei Caduti della Prima Guerra Modiale (1915 - 1918).