La Casa Di Giosuè Carducci

L'opera di restauro conservativo eseguita negli anni 1987 - 1988 dal Servizio di Edilizia Storico Monumentale del Comune di Bologna ha messo in luce, infatti, il primitivo assetto di chiesa, dimora ed oratorio della Confraternita di Santa Maria della Pietà, detta del "Piombo" in onore di un'immagine della Pietà incisa su una lastra di piombo rinvenuta sul luogo il 12 giugno 1502. Il portico, a colonne binate, fu eretto nel 1611 e chiuso nel 1871. La Chiesa e l'adiacente oratorio, più volte rimaneggiati ed ingranditi nel corso degli anni, ebbero vita fino al 1798, quando in seguito alla soppressione della confraternita, i locali ad essi adibiti furono venduti dal governo repubblicano a privati che li trasformarano in civili abitazioni.

Vi abitò, Giosuè Carducci dal 1890 al 1907 anno della sua morte.

Giosuè Carducci il poeta e storico della letteratura italiana, editore di testi e filolosofo, critico militante, istitutore, organizzatore di attività culturali nell'Italia unita,  è stato un vigoroso protagonista della società nostra del secondo Ottocento.

Il 18 agosto 1860 all'età di venticinque anni, si è stabilito a Bologna poiché chiamato da Terenzio Mamiani dal Ministro della Pubblica Istruzione, a ricoprire la cattedra di lettere Italiano dell'Università di Bologna, dove insegnerà per quarantaquattro anni. L'incontro con la nuova città significò subito per Carducci l'avvio di una vivace attività di ricerca storica e filologica e l'adesione a nuovi indirizzi politici e ideologici.

Gli impegni dell'insegnamento dal 1875 divenne pure professore incaricato di Storia comparata delle letterature neolatine, il lavoro critico e i discorsi ufficiali fra gli altri quello tenuto nel 1876 in occasione dell'elezione a deputato della Sinistra nel collegio di Lugo di Romagna, non esauriscono l'opera del letterato caratterizzata dalla fervida creatività della scrittura poetica, di cui il frutto più maturo e nuovo, sotto il profilo metrico e formale, sono le Odi barbare, nel solco delle più interessanti esperienze europee.

Nel 1906 la Regina Margherita di Savoia acquistò dai proprietari non solo l'appartamento occupato dal Carducci anche tutto quello che c’era dentro. Alla morte di Carducci, nel 1907, cominciarono i restauri per adibire l'appartamento a Museo. L'allestimento venne curato da un suo allievo, direttore della biblioteca dell'Archiginnasio, Albano Sorbelli. Le sue intenzioni erano quelle di mantenere, quanto più possibile, l'aspetto originario delle stanze e di esporvi gli oggetti appartenuti al poeta. Per allestire le stanze, Sorbelli utilizzò oltre ai ricordi delle sue personali visite, anche una serie di fotografie scattate da Carducci stesso. Così si possono ancora osservare gli arredi, le suppellettili e i libri che arredavano le stanze ai tempi del poeta. Alla presenza dei sovrani, nel 1921, viene finalmente aperta la casa museo e la biblioteca. Al piano superiore dell'edificio si trova la Biblioteca e il Museo di Casa Carducci, mentre al piano terra, dal 1990 la sezione espositiva del Museo civico del Risorgimento. Adiacente all'edificio si trova il giardino memoriale di Carducci dove spicca il grandioso "Monumento Carducci" in marmo di Carrara compiuto da Leonardo Bistolfi nel 1928, l'intero villino denominato del "Piombo", dopo avere acquistato nel 1902 la biblioteca e l'archivio dello scrittore, allo scopo di evitare qualunque pericolo di dispersione e divisione della libreria del grande Poeta e delle preziose raccolte dei suoi autografi e carteggi. Nella stanza destinata alla biblioteca si trova il ritratto di Francesco Crispi e il busto di Leopardi. Nel vero e proprio studio del poeta sono raccolti altri ritratti di celebri scrittori, un suo busto realizzato dall'amico Adriano Cecioni e le onorificenze del Premio Nobel ricevuto nel 1906. Dalla parete della sala da pranzo è appeso il ritratto del poeta eseguito da Vittorio Corcos, mentre quello dipinto da Milesi si trova in una camera da letto. Di grande importanza e interesse è la biblioteca appartenuta al poeta. Essa è composta da una ricca collezione di libri che vanno dal Cinquecento all'Ottocento, tra cui antiche edizioni e poi testi di Petrarca, Boccaccio, Dante, Ariosto, Leopardi e Monti, tutti completi di commenti. Ampio è anche l'archivio, in cui Carducci ha raccolto le proprie opere e tutti i documenti inerenti la sua attività. La biblioteca era già stata catalogata e ordinata dal poeta stesso, che era solito datare ogni nuova acquisizione.

Il 22 febbraio 1907 la casa biblioteca venne donata al Comune di Bologna, che si impegnava a conservarla perpetuamente, garantendone nel contempo la pubblica utilità. Situato nello spalto dell'antica cinta muraria fra la porta Maggiore e la porta Santo Stefano, l'edificio di Casa Carducci risale al XVI secolo.

Giosuè Carducci colpevole di avere emarginato Garibaldi dopo l’aspromonte 1862 - 1866 e la partecipazione a manifestazioni filo mazziniane per cui fu perseguitato. Nel 1868 egli venne infatti sospeso dall'insegnamento e dallo stipendio per due mesi, avendo commemorato l'anniversario della Repubblica Romana del '1849 e firmata una lettera da inviare a Mazzini con l'augurio di ricostituire quella repubblica.

Dal 1957-1872 ci sono stati dei lutti gravi i lutti colpiscono Carducci e la sua famiglia: nel 1957 è morto il fratello Dante, nel 1858 è morto il Padre, nel 1870 la morte del figlio Dante all'età di tre anni e quella della madre. Il poeta si chiude in una cupo dolore. A far rinascere in lui il santo entusiasmo per la vita sarà l'amore di Carolina Cristofori Piva 1881, donna d'indole, d'ingegno e di cultura singolare conosciuta nel 1872 con il nome di Lidia. Nel 1890 Conobbe la scrittrice Annie Vivanti con la quale instaurò un'intensa amicizia sentimentale.