Marco Minghetti

Nella seconda metà dell'Otocento in Italia il Bolognese Marco Minghetti fu deputato al Parlamrnto Italiano.

Nel 1886, è l'anno della sua morte. Più di una volta ministero e due volte presidente del Consiglio, dal 24 marzo 1863 al 28 settembre 1864 e dal 10 luglio 1873 al 18 marzo 1876. In questi ventisei anni di impegno nella lotta politica il Minghetti scrisse anche tre grandi opere, che ormai la memoria storica ha in larga misura dimenticato.

Sin dalle primissime battute dei sui Ricordi, Marco Minghetti, pur così riluttante ad indugiare sulla sua vita privata, rammenta le sue origini cotadine: gli avi erano coltivatori diretti di un piccolo fondo.

La fortuna la fece il nonno con il commercio in età napoleonica, per cui egli si trovò proprietario di circa 1600 ettari prevalentemente situati nella Bassa Bolognese.

Non nobile, apparteneva alla classe: come veniva definita allora, mezzana.

L'orizzonte di Marco Minghetti non si fermava però ai confini della sua proprietà. Proprio perchè impegnato nel miglioramento agricolo dei suoi poderi, coltivando prodotti per l'industria quali la canapa e il baco da seta, egli si impegnò personalmente nel processo di industrializzazione del bolognese, sempre attento a tutte le invenzioni e innovazioni tecnologiche. Minghetti avrebbe voluto soltanto uno sviluppo equilibrato tra industria e agricoltura, divenne il protagonista della società agraria di Bologna.

Sino al grande tornante storico, rappresentato per il nostro paese dagli anni 1859 - 1860, Marco Minghetti non ha mostrato una grande passione o una prepontente vocazione per la politica. Egli non fu certo un profeta o un protagonista del Risorgimento, e in politica confessò di aver sempre preferito un ruolo non di primo piano.

Conobbe tanti personaggi nei suoi lunghi viaggi.

Minghetti accetò di diventare, per poche settimane dal 10 marzo al 1 maggio 1848, ministro dei Lavori publici dello Stato potificio, dimettendosi poi per militare nelle file dell'esercito sardo alla guerra contro l'Austria, nel 1854 alla vigilia della seconda guerra dell'indipendeza, diventa segretario generale del Ministro degli Affari esteri del Piemonte. Il 1 novembre 1860 è ministro degli Interni del governo Cavour, il primo che si era insiediato dopo l'Unità d'Italia.

Rispondevano anche i progetti che Minghetti presentò, come ministro degli Interni, nel 1860 - 1861, sulle autonomie locali, essi prevedevano un sindaco elettivo, l'elettorato attivo anche per gli analfabeti che pagassero imposte dirette e infine, i Consorzi di provincie anch'essi dotati di proprie competenze.