Chiese e Oratorio di San Rocco

 

Oratorio di San Rocco in Via Calari 4, nel 1506 fu edificata una chiesa in onore di una Pietà dipinta sulle mura e vi ebbe sede la Compagnia di Santa Maria della Pietà e di San Rocco. Costruito nel 1614 sopra la chiesa della Compagnia di Santa Maria della Pietà e di San Rocco, e a questa collegata da tre rampe di scale, l'oratorio era destinato esclusivamente ai confratelli, che qui si riunivano in preghiera e per dedicarsi alle pratiche penitenziali previste dal loro statuto, che comprendevano una forma di autoflagellazione, comunitaria e al buio, simile a quella della Confraternita dei Battuti. La ricchezza ed il prestigio raggiunti dalla Compagnia Bolognese di San Rocco del Pratello, composta in gran parte da artigiani della seta ai quali, fino al 1676, era posto il divieto di riunirsi in società, sono testimoniati dall'apparato decorativo dell'oratorio, eseguito a partire dal 1626 da alcuni dei più noti artisti all'epoca attivi a Bologna. La facciata venne nel XVIII secolo, l'oratorio venne rimodernato con i banchi lignei tuttora presenti.

La Compagnia di San Rocco fu soppressa nel 1798, ed i suoi beni confiscati.

L'oratorio rimase inutilizzato, a differenza della sottostante chiesa che fu adattata a camera mortuaria, utilizzo che permise di salvaguardarne l'aspetto originario, danneggiato durante i bombardamenti aerei nel 1944 e restaurato nel 1954, è stato recuperato riaperto insieme alla chiesa.

La Chiesa di San Rocco, lungo le mura di Bologna vi furono dodici chiese dedicate alla Vergine, anche se alcune sono conosciute sotto diverso nome, la loro collocazione sui baluardi a difesa della città, caricano queste chiese di un significato particolare.
Il ciclo pittorico, anche se realizzato da diversi artisti, mostra una concezione unitaria riscontrabile nella ripartizione delle pareti e del soffitto tramite un'elegante quadratura, che dipinse una finta loggia di colonne in marmo che sembrano sostenere il soffitto a cassettoni.

Solo nel 1515, rinnovata la concessione, divenne proprietà della confraternita intitolata a San Rocco, le importanti decorazioni sono da inquadrarsi nel periodo storico di grande fermento che la chiesa e le congregazioni di Bologna stavano vivendo, infatti un impulso notevole alla vitalità della compagnia e soprattutto alla crescita dell’importanza della chiesa di San Rocco agli occhi della città, venne dalla scelta dei "filatoglieri" di eleggere come loro patrono San Rocco e come loro ritrovo l’omonima chiesa.

I filatoglieri erano gli operai filatori della seta, maestranze altamente specializzate in una produzione che vedeva Bologna già famosa fin dal XIV secolo.
I filatoglieri, non essendo ancora riuniti in società d’arte ed essendo loro vietato di farlo, decisero di riunirsi nella confraternita del Pratello. Va inquadrata in questo clima la grande impresa decorativa dell’oratorio attuata dal 1616 al 1617 dai migliori allievi di Ludovico Carracci, quest’ultimo aveva infatti già dimostrato la sua simpatia ai filatoglieri fornendo gratuitamente il modello per il "pallione", l’immagine onorifica di San Rocco.

Il portico è del 1598 e la facciata è del 1661.

Le mura avevano la funzione di costituire il fondo di lunghe strade rettilinee nel far sì che la loro fronte risultasse decorosa, con prospetti scenografici, portici e scalinate.

Al Borgo del Pratello, l’omonima porta, permetteva l’entrata e l’uscita fino al 1445, momento in cui quest’ultima fu chiusa, all’inizio del 1500 la Porta del Pratello era murata e nel suo vano, dal lato interno, qualcuno aveva collocato un’immagine della Vergine, meta di numerosi pellegrinaggi. Così il vano della porta fu trasformato in una cappelletta, di cui abbiamo notizia fin dal 1509 quando il vicario del vescovo di Bologna concesse agli uomini dell’oratorio della Beata Vergine presso la porta della strada del Pratello di potervi celebrare la messa, senza però aver diritto a giurisdizione parrocchiale.