Palazzo Bonasoni

Il Palazzo Bonasoni la dimora storica di Via Galliera 21, sorge sulle antiche case dei Caccianemici dall’Orso, importante famiglia cittadina ricordata nel strada contigua.
Al piano nobile del Palazzo la decorazione testimonia i numerosi passaggi di proprietà.
Affreschi della Sala della musica quella stessa civiltà figurativa mediata da Giulio Bonasone quando incideva le simboliche questioni per Achille Bocchi 1555, repertorio al chemico di aquile, chimere, delfini, mascheroni, scolpiti sui portali in pietra del Palazzo, e comunque veicolati dalla civiltà delle grottesche.

Nel 1399 fu venduto ai Villanova che nel secolo successivo aggiunsero un portico su Via dell’Orso, chiuso nel 1454. Il nuovo muro all’interno della torre del duecento, arretrò lateralmente il cantiere sul fronte della strada, rendendo necessario l’acquisto di due case confinanti, prendeva consistenza in questo modo il lotto già Caccianemici, adeguato al decoro dei Palazzi del Cinquecento, un periodo decisivo e di intenso fervore edilizio nel quale si rifletteva la politica della legazione.
È in questo secolo che si consolidano le fortune delle grandi famiglie Bolognesi grazie all’investimento dei capitali accumulati con la mercatura, l’attività bancaria, l’industria tessile e lo studio. Dalla nobiltà di toga proveniva Galeazzo Bonasoni.

Cortile di Palazzo Bonasoni Qualche irregolarità si legge nell’asimmetria del portico sopraelevato, riconducibile a preesistenze quattrocentesche, una particolarità diffusa, nei Palazzi di Bologna, dove si usava mettere in moderno le facciate salvaguardando le strutture più antiche nel rispetto dei colonnati, sembrano infatti i collarini a metà fusto delle colonne Bonasoni, simili a quelle, quattrocentesche, del Baraccano. Al portico, risalente al cantiere Scardovi o a quello Dina, si sarebbero poi sovrapposte le decorazioni dei capitelli, ispirati ai disegni romani dell’Aspertini Santucci e considerati tra gli esempi più pregevoli nel repertorio della scultura urbana Bolognese.

I Bonasoni conseguirono la cittadinanza nel 1472, docente di diritto canonico all’università e con i figli. Insegnate nel 1544 da Carlo V del titolo di cavaliere e conte Palatino. Il testamento del 1556, menziona sia l’acquisto che i lavori per il Palazzo ornato di Via Galliera, dell’Archiginnasio, per affinità con il prospetto di Palazzo Orsi, eseguito nel 1560.

Dal 1609 al 1615 i Tanari fino al 1704 i Ranuzzi, committenti di una prospettiva del Mitelli, perduta, di fronte alla loggia d’ingresso quindi i Volta 1739, confluiti nei Grati per i quali Bigari dipinse un’alcova con puttini ora non più esistente ma ricordata da Oretti.
Nel 1804 subentrò il marchese Francesco Scarani, quindi la famiglia Zucchini e i Bevilacqua dal 1931 gli Zerbini, i Pellegrini Quarantotti e infine i Gamberini. Al cantiere Bonasoni risaliva un affresco con la guerra di troia, successivo di poco alla metà del XVI secolo, e attualmente controsoffittato. Del ciclo, ricondotto da Oretti, contraddittoriamente sia a Giovanni Francesco Bezzi detto il Nosadella che a Pellegrino Tibaldi, sopravvive un fregio scialbato e di difficile lettura, dove si scorgono allegorie e paesaggi eseguiti, forse, dall’équipe al seguito delle maestranze principali e riconducibili più in generale alla cultura di Niccolò dell’Abate.

I soffitti affrescati con Muse e Putti risalgono invece all’Ottocento, come pure la Venere in marmo che si trova in una nicchia del cortile interno. Perché non pensare, nell’impossibilità di un confronto con le pitture della volta coperta, a un intervento di questo stesso pittore Meno problematico, i soffitti delle sale ottocentesche, i marchesi Scarani, insieme ai Putti da ornamentazioni, si attribuiscono in questa sede a Girolamo Dalpane, autore degli affreschi nei Palazzi Spada 1846 e Malvezzi dè Medici 1854.
La Venere in marmo adagiata in una nicchia aperta sul cortile, l'opera troverebbe riferimenti stilistici nell'ambito di Cincinnato Baruzzi e più precisamente nel suo allievo Carlo Monari, a cui la scultura è attribuibile da Claudia Collina, e si daterebbe all'ottavo decennio dell'Ottocento, come inducono a ritenere stile classici volti a una definizione in senso vario, colta soprattutto nei dettagli.