Palazzo di Re Enzo

    Il palazzo fu circa costruito nel 1245 come sede del Comune, fu ricostruito fra il 1484 e il 1494, per il volere di Giovanni Bentivoglio, forse su un progetto antecedente di Aristotele Fioravanti. Il palazzo rimase tutta via incomleto.

Diventò la ricca prigione di Enzo, Re di Sardegna, lo sfortunato figlio dell’imperatoreFederico II di Svezia.

Re Enzo, prigioniero, è condotto a Bologna

E chiuso nel Palazzo

         Da Bartholomei scribae Annales jannenses 1249/1264. et captis ipso rege et multi militibus et peditibus Mutiniensibus et Cremonesibus, Bononiènses cum victoria et triumpho Bononiam feliciter redierunt. Ipsum autem Regem in quidam aula palacii Bononiensis carceri et magnae custodiae manciparunt; ommnes enim fenestras ferro clauserunt, et in medio aulae cameram lignis et ferro firmatam et suspensamm a solo aulae fecerunt; in quacamera in qualibet nocte includitur, custodiis undique circompositis. In die, vero, cum magna custodia in ipsa aula palacii commoratur.

Il giovane e valoroso Enzo venne catturato dai Bolognesi nella battaglia della Fossalta, località presso Modena. Il 24 Agosto del 1249, il prigioniero fu portato a Bologna e rinchiuso in questo palazzo. Vi rimase per ben ventitré anni, fino alla morte. Malgrado le promesse e le minacce dell’Imperatore, i Bolognesi non vollero mai liberare Re Enzo. Si dice che Federico II offrisse in cambio persino un filo d’oro, così lungo da cingere le mura della città, pur di riavere il figlio.

Durante il periodo della prigione Re Enzo fu trattato con tutti gli onori, tanto da avere intorno a sé una piccola corte Reale. Il  comune aveva concesso al suo servizio molti servi e cuochi; letterali e poeti gli tenevano compagnia, perché anch’egli componeva poesie. Re Enzo venne sepolto, come suo desiderio, nella grande Basilica di San Domenico, che custodisce ancora la sua tomba.

Dentro al Palazzo Re Enzo al centro si trova una raffinata fontana e un pozzo cinquecentesca.       

Anticamente il pianterreno del palazzo serviva come magazzino di armi macchine da guerra e deposito del “Caroccio”. Questo era un pesante carro su cui stava un altare; veniva trainato da buoi in mezzo ai combattenti e difeso da un manipolo di giovani coraggiosi. Il Caroccio non doveva mai cadere in mano al nemico, perché era il simbolo del Comune. Nell'amezzato vi erano gli uffici del pretore, la cappella e le staze di abitazioine, in seguito Camere Degli Atti o Archivio notarile della città. Di notevole interesse del Trelento volle gotiche per Antonio di Vincenzo e l'ampia sala a pilastri del piano superiore realizzata da Giovanni Giacomo Dotti.

Oggi nel Palazzo di Re Enzo vi sono alcuni uffici municipali.