Palazzo Legnani - Pizzardi

Le origini di Palazzo Legnani-Pizzardi in via d’Azeglio 38 risalgono al 1366 quando il lombardo Giovanni da Legnano, in segna giurista e studioso di fama europea, rileva l’area compresa tra le attuali vie Luigi Carlo Farini e Massimo D’Azeglio per aquisire l’edificio sovrastante, già sede di una scuola per lettori di legge dello Studio di Bolognese. La sua collocazione rilevante e strategica al centro della fitta rete di istituzioni legiste fa sì che nel corso del tempo la via a settentrione prenda anche il nome di via delle Scuole. Grazie al felice sviluppo dei suoi insegnamenti Giovanni da Legnano è in grado di allargare la proprietà acquisendo le case e gli orti annessi confinanti, appartenenti ai Carbonesi, antica famiglia Bolognese.
Dopo la scomparsa del capostipite Giovanni, morto nel 1383 presumibilmente per peste, gli eredi Legnani continuano a godere del prestigio della famiglia proseguendo nella continuità degli studi di legge e nella partecipazione alla vita politica della città. Antonio Maria Legnani, nominato senatore nel 1506, alla tradizionale vocazione affianca una fortunata attività finanziaria di banchiere, che accresce la ricchezza della famiglia ed estende la proprietà della primitiva area fino a comprendere le case prospicienti l’intero isolato, fino a via del Cane. Alla fine del 1500, l’importanza dei Legnani si riflette nell’esigenza di dare prestigio e continuità architettonica agli edifici, in sintonia a quanto avviene in città con la costruzione dei grandi Palazzi senatori, come imponente rappresentanza delle famiglie più facoltose e influenti.
Il 30 agosto 1805 Girolamo Legnani Ferri muore senza discendenza maschile. Il Palazzo rimane di proprietà della famiglia fino al 1839, quando gli ultimi eredi del ramo collaterale dei Malvezzi lo vendono al Marchese Camillo Pizzardi. Egli lo lascia a sua volta in eredità al nipote Luigi, figlio del fratello Gaetano, Luigi Pizzardi, primo sindaco di Bologna da aprile 1860 a settembre 1861, senatore del Regno e presidente della Banca popolare, conserva per un certo periodo un suo ufficio all’interno della residenza familiare, ma non muta sostanzialmente la destinazione originaria del Palazzo, adibendolo principalmente a dimora della famiglia. Luigi Pizzardi muore il 3 settembre 1871.

Il blocco architettonico di Palazzo Legnani, isolato su quattro lati, si sviluppa longitudinalmente in un susseguirsi di cortili, abitazioni, stalle, depositi per il fieno, orti e pozzi in una struttura analoga ai Palazzi Senatori, organizzati secondo un modello di “fabbrica”, dominante nell’architettura del Cinquecento. Al rifacimento della facciata nobile del Palazzo non corrisponde un’analoga ristrutturazione dell’intera area, questo per le divisioni familiari ed il conseguente frazionamento in casette con accessi indipendenti sul lato di via delle Scuole. Qui si trovano anche insediamenti di bottegai ed artigiani, si contano infatti dieci attività e sette case indipendenti. L’organizzazione interna e orizzontale del Palazzo rispecchia fedelmente l’elemento divisorio degli spazi comuni, in una successione parallela iniziale di due cortili d’onore affiancati e di uguale ricercatezza, configurazione originale rispetto alle piante di altri Palazzi di città, più comunemente organizzati in successione di continuità di passaggio da un cortile all’altro, a seconda della loro importanza. Le colonne sono sovrastate da capitelli in arenaria ricchi di figure allegoriche. Il passaggio attraverso il loggiato dei due cortili introduce alle altre corti, trasformate nell’Ottocento in uno splendido giardino.

C'è un nuovo mistero, che riguarda la salma del Marchese nessuno sa esattamente dove si trovi, perché al Ospedale Bellaria c'è la sua tomba ma una legge napoleonica che vieta di seppellire i morti fuori dei cimiteri lo vorrebbero in Certosa, dove però non c'è una lapide che lo ricorda.

I fratelli Pizzardi “padre e zio di Carlo Alberto” avevano ottenuto il titolo di Marchese.

Nel suo testamento l’ultimo del Pizzardi dichiara di voler essere sepolto “nel cimitero dove accadrà la mia morte, in campo aperto come ai poveri si dà sulla non vorrà nemmeno il nome, volendo, lo confermo, essere trattato come il più povero tra i poveri. Nel tempo comunque i resti mortali dell’ultimo Pizzardi verranno collocati in una minuscola cappella all’interno dell’Ospedale Bellaria da lui voluto.

In via Farini davanti a Palazzo Lignani Pizzardi oggi sede del Tribunale, prima degli uffici delle Ferrovie e prima ancora casa del nostro Carlo Alberto Pizzardi.