Palazzo Sanguinetti già Aldini

Il Palazzo Sanguinetti già Aldini Strada Maggiore 34.

Il nome della più recente famiglia proprietaria è il risultato della complessa evoluzione degli insediamenti di quella zona, dal Medioevo ad oggi, reca le tracce di ognuna delle trasformazioni subite.

Agli inizi del Cinquecento, apparteneva alla famiglia Loiani, nobili di rilievo nella vita politica Bolognese era ritenuta all'epoca la più bella e rifinita casa della città, l'antica facciata voluta dal cardinale Riario alla metà del XVI secolo. L'edificio fu venduto nel 1569 ai fratelli Ercole e Giulio Riario, ramo bolognese di una famiglia di Savona, imparentata con i della Rovere, titolari di un seggio senatorio e, dal 1578, del titolo cardinalizio.

Acquistati terreni ed edifici confinanti, il senatore Ercole Riario fece ricostruire e ampliare la dimora, secondo i criteri di grandiosità e fasto allora imperanti tra le famiglie più in vista, le singole abitazioni furono unite in una struttura unitaria e si impostò probabilmente allora lo scalone scenografico che tutt'ora caratterizza l'edificio, indispensabile nella coreografia delle celebrazioni barocche delle famiglie senatorie. Il secondo intervento strutturale importante fu per volere di Antonio Aldini, il palazzo fu ricostruito ed ampliato, secondo i criteri di grandi città e fasto allora imperanti tra le famiglie più in vista le singole abitazioni furono unite in una struttura unitaria e si impostò probabilmente allora lo scalone scenografico che tutt'ora caratterizza l'edificio.

Il palazzo fu concesso una sorta di contratto d'affitto che lasciava ampie facoltà ai locatari, al Conte Avvocato Antonio Aldini, il quale effettuò un intervento strutturale importante nel 1798 incaricò l'architetto Giovanni Battista Martinetti 1774 - 1830 di rimodernare il palazzo che conservò il cornicione in terracotta con fregio e lo prolungò lungo tre arcate del portico, aggregandovi parte di una casa confinante, nello sfondo del cortile è una prospettiva di Busatti del XIX secolo.

Fu allora modificato l'appartamento al piano nobile, in particolare fu abbassato e diviso in due stanze chiamate il vestibolo o il grande salone delle virtù, la sala per le feste,  cinquecentesco che si trovava in corrispondenza delle due sale più ampie dell'attuale è diviso in due stanze più ampie.

Nel 1796 era stato concesso a Napoleone Bonaparte aveva come braccio destro, il Signore Antonio Aldini, il Conte svolse un ruolo di primo piano nel periodo rivoluzionario seguito all'arrivo dei Francesi, e venne elevato anche alla carica di Ministro Segretario di Stato nel Regno d'Italia. Nel 1798 l'Aldini diede incarico all'Architetto Giovanni Battista Martinetti 1774 - 1830 suo amico, e anch'egli personaggio di spicco dell'entourage filo francese, di rimodernare il palazzo aggiungendo anche parte confinate casa Torre che una volta era della famiglia Oseletti.

Risalgono a questa fase le principali decorazioni, che tutt'ora rendono questo Palazzo un bene storico artistico straordinario, tra i più importanti monumenti italiani d'età neoclassica. A seguito della caduta di Napoleone e della rovina di Aldini, il Palazzo fu venduto al Nobile cubano Don Diego Pegnalverd, alla sua scomparsa, avvenuta nel 1832  il Palazzo passò al celebre tenore Domenico Donzelli, nel 1870 fu acquistato dalla famiglia Sanguinetti, La famiglia ha lasciato tracce di sé in molti ambiti della vita e della storia di Bologna, alla quale si devono le più recenti decorazioni nella parte dell'edificio destinata a biblioteca, e in particolare la cosiddetta la saletta egiziana, i meravigliosi affreschi sono emersi in occasioni del recente restauro del Palazzo di San Barozzi, A. Basoli, P.Facelli, G. Lodi e sala "alla boschereccia" di V. Martinelli e Pelagio Palagi  1805.

Nel L'ultima erede, la signora Eleonora Sanguinetti nel 1986, ha donato al Comune di Bologna, la gran parte dell'edificio, perché fosse destinato a museo musicale e biblioteca.