San Michele in Bosco

         Dal colle di San Michele in Bosco, alto metri 157, si può godere uno dei più bei panorami di Bologna, si distinguono le antiche torri, le imponenti chiese con le loro cupole e i grandi Palazzi. Attorno alla città, nelle giornate serene, si vedano vari paesi fra il verde della campagna, solcata da strade e fiumi.

Il colle di San Michele in Bosco ha una storia antichissima, prima ospitò un cenobio di eremiti che si erano rifugiati sul colle Bolognese nel bosco, nel 1300 fu anche edificato il Monastero, più volte arricchito e ampliato nel corso dei secoli, verso la metà del 1500 il Monastero raggiunse il suo massimo splendore con la realizzazione del chiostro dei Carracci, il rifacimento della chiesa, la prima biblioteca del Monastero fu edificata nel 1510, il refettorio, il chiostro, e si amplio anche il campanile.

Le pendici del colle sono rivestite soprattutto di conifere; solo nel versante occidentale del parco, che ha un’estensione complessiva di 7 ettari, prevalgono le specie tipiche della collina, con alcune secolari roverelle, oltre al bosco, si notano due terre, dei frati (presumibilmente un orto dei Semplici), e terreni agricoli di pertinenza del Monastero.

      In cima alla collina sorge la chiesa dedicata all’Arcangelo Michele ed accoglie solo quei malati che debbano curare le fratture delle ossa o le deformazioni del corpo, costruita nel 1437-1455, è attribuita al celebre architetto ferrarese Biagio Rossetti. In questo luogo, in tempi molto più antichi, vi era una cappella e una piccola fortezza, fra le fitte boscaglie che rivestivano il colle.

La Chiesa e il vicino Convento furono poi ingranditi e abbelliti con sculture e dipinti di celebri artisti, fra i quali Ludovica Caracci e Guido Reni. La Chiesa ha l’interno ha una sola navata, con quattro cappelle e vasto presbiterio chiuso da due transenne. A destra del presbiterio si aprono due porte, la prima conduce al lungo corridoio dell’antico convento, noto come “il Cannocchiale” perché, grazie ad un effetto ottico, sembra di poter toccare la Torre degli Asinelli. La seconda conduce al pregevole Chiostro detto dei Carracci, le cui pareti sono adornate dai famosissimi affreschi di Ludovico Carracci e di altri pittori Bolognesi, fra cui Guido Reni. Notevoli sono anche la sagrestia e il coro notturno ammantati di magnifici affreschi cinquecenteschi, il vicino Convento furono poi ingranditi e abbelliti con sculture e dipinti di celebri artisti, fra i quali la scuola di Ludovica Caracci e Guido Reni oggi purtroppo in parte perduti.

      Parte dell’ex Convento, con i suoi cortili porticati, i grandi saloni e le ampie logge (una è lunga ben 162 metri e nel pavimento, sono indicate le altezze dei principali palazzi di Bologna) venne trasformata nel 1896 in un grande ospedale, l’Istituto Ortopedico Rizzoli.

      L’Istituto venne fondato per benefica opera del Professor Francesco Rizzoli Francesco Rizzoli; oggi è famoso in tutto il mondo. Fra i più grandi chirurghi che contribuirono ad accrescere la sua notorietà, sono da ricordare i Professori Alessandro Codivilla e Vittorio Putti. Nelle vicinanze dell’Istituto sono le moderne officine ortopediche.

       Alla fine del 1700, durante il governo di Napoleone Bonaparte che abolì tutti gli ordini monastici, il convento divenne ricovero di soldatesche, casa di pena 1804, il convento fu confiscato e parte del terreno venduto a privati. Dopo la Restaurazione, nel 1841, divenne Villa del Cardinale Legato e poi, dopo l’Unità d’Italia, Villa Reale. Durante l’Ottocento il colle fu aperto al pubblico e divenne la passeggiata fuori porta preferita dai Bolognesi. Dal 1895 per volontà dell’eminente chirurgo Francesco Rizzoli, il Monastero è diventato Istituto Ortopedico Rizzoli. I frati Olivetani tornarono nel 1933.

      Nel 1851, durante il periodo in cui era Villa Legatizia, nel secondo chiostro del complesso di San Michele in Bosco si tenne la “Prima esposizione dei fiori della città e Provincia di Bologna”, seguita da altre due negli anni successivi. Le mostre furono volute dal Prof. Giuseppe Bertoloni, prefetto dell’Orto Botanico e da Monsignor Gaspare Grassellini, prolegato di Bologna. Le mostre dei fiori erano molto in auge all’epoca e avevano lo scopo di far conoscere le piante ornamentali e di divulgare l’arte del giardinaggio. Le più note famiglie Bolognesi portavano le piante più belle coltivate dai propri giardinieri.

 

LA STORIA DEL OSPEDALE ORTOPEDICO RIZZOLI