Santuario della Beata Vergine del Soccorso o del Borgo

Santuario della Beata Vergine del Soccorso o del Borgo Viale Masini 5. Sorta nel luogo di un'antica porta delle mura della città del 1327, dove una statua della Madonna proteggeva l'ingresso nel Borgo di San Pietro.

Nel 1520 fu costruita una cappella per ospitare la statua, ritenuta miracolosa dai Bolognesi durante le epidemie di peste.

Nacque la Confraternita della Beata Vergine del Soccorso, con le donazioni dei devoti, la chiesa fu ampliata nel 1581, sulla facciata della chiesa campeggiava lo stemma della Compagnia con le chiavi intrecciate alludenti a San Pietro, ed un coltello simbolo della Congregazione dei Macellai, da sempre legata alla Madonna del Borgo da una particolare devozione. Come le altre chiese sorte lungo il perimetro delle mura, il Santuario si sviluppava più in larghezza che in lunghezza, ed era composto da cinque cappelle: due affiancate lateralmente a quella maggiore, e ricavate in altrettante arcate delle mura, e due poste ai lati della navata. La soluzione, attribuita a Domenico Tibaldi, è simile a quella successivamente adottata nella chiesa della Grada, con due sacrestie ricavate nei vani di risulta tra le cappelle. In quello di sinistra, erano collocate anche le scale per salire all'oratorio.

Nel 1779 venne progettato un ampliamento della cappella maggiore oltre confine delle mura. La presenza del vicino torrente Avesa aveva infatti, causato problemi di infiltrazioni d'acqua, compromettendo la conservazione e la stabilità della cinta cui era addossata la chiesa.

Il Senato, quindi, concesse di abbattere la porzione di muro fatiscente e ricostruirlo potendo ampliare.

Confraternita della Beata Vergine del Soccorso fu soppressa dalle leggi napoleoniche il 1 agosto 1798. La chiesa riconosciuta come santuario cittadino, rimase invece aperta al culto, affiliata alla parrocchia di Santa Maria della Mascarella, da cui si staccò il 17 febbraio 1817, quando fu proclamata Santuario Arcivescovile.
Il campanile, costruito nel 1809 – 1840, con il contributo dei devoti, è rivestito di mattoni a vista e si erge isolato dalla chiesa con un'altezza di 25 metri.

Lo stemma venne sostituito nel 1877 da un grande orologio collegato a due campane, che scandiva le ore del Borgo.

Era preceduta da un portico a tre arcate, sopra il quale si trovava l'oratorio, un'aula rettangolare in cui si riunivano i membri della Compagnia arioso ambiente barocco ricco di opere d'arte e interamente affrescato con scene della vita della Vergine dal pittore e confratello Gioacchino Pizzoli.

Distrutta dai bombardamenti tra il 5 e 22 giugno 1944, fu ricostruita nel dopoguerra. L'attuale edificio ricostruito nel dopoguerra ha invece una pianta a croce greca con la cappella maggiore leggermente più profonda e l'aula centrale sormontata da un'alta cupola con lanterna. L'ingresso è preceduto da un portico a cinque arcate. I quattro fronti, interamente realizzati in muratura a vista, sono dominati da un'ampia finestra circolare che dà luce all'interno, elemento che si ripete anche intorno al tamburo della cupola. Dietro l'altare maggiore si trova la statua lignea della Madonna del Soccorso, scampata al bombardamento, fu ricollocata all'interno del nuovo santuario nel 1965, e di nuovo incoronata nel 1966 con una seconda corona, anch'essa dono della corporazione dei macellai Bolognesi, mentre all'ingresso del presbiterio sono state collocate le sculture di due angeli dorati provenienti dalla chiesa di San Giorgio in Poggiale, recentemente attribuite allo scultore Bolognese. Al centro è invece appeso un pregevole Crocefisso ligneo del XIII secolo, trasferito dalla Chiesa di San Francesco durante le soppressioni di Napoleone che, scampato ai bombardamenti e precedentemente conservato alla Pinacoteca Nazionale.

Questa porzione della città faceva generalmente capo ad una cappella, unità amministrativa e religiosa allo stesso tempo. Gli abitanti del Borgo avevano le chiavi delle porte corrispondenti, che custodivano e mantenevano la chiesa. Gli abitanti invocarono anche la protezione della Vergine, organizzando una grande processione. Da allora il corteo devozionale con la statua, fino alla chiesa di San Rocco del Pratello.