Villa Aldini

Si narra che l'imperatore francese Napoleone I Bonaparte, nel giugno del 1805, è in visita a Bologna, raggiunto a cavallo nel Colle dell'Osservanza alto 225 mt., per ammirare il panorama, diceva che quello era il luogo perfetto per una Villa Aldini, per ringraziarselo, acquistò il terreno su cui sorgeva l'antica chiesa romanica della Madonna del Monte e fece progettare la Villa. "Esclamasse alludendo al panorama: C'est superbe!, fa costruire da Antonio Aldini", detto dal ministro di Napoleone I, non perse tempo e in pochi anni fra 1811 - 1816, costruirono sul posto una magnifica Villa per il suo imperatore che non vi mise mai piede, su autore del progetto di Giuseppe Nadi 1780 - 1814 e Giovanni Battista Martinetti 1764 - 1830, che inglobarono l'aula circolare della chiesa nel nuovo edificio, dopo averne abbattute le due cappelle annesse, il convento, l'atrio ed il campanile. I lavori per la costruzione furono ingenti, per una spesa di 65.000 scudi, ma restarono incompiuti dopo la caduta di Napoleone I, la rovina dell'Aldini, la Villa fu abbandonata e non raggiunse mai la completezza della decorazione e l'uso per il quale era stata costruita. Sul retro dell'edificio, dopo il restauro condotto da Guido Zucchini nel 1939, si possono vedere gli ultimi resti dell'antichissima chiesa rotonda di San Maria del Monte, che fu un eremo femminile. La chiesetta fu abbattuta proprio per costruire la Villa Aldini. La Villa rimase inutilizzata.

Progettata per essere il più importante edificio neoclassico di Bologna, la Villa sfrutta la posizione dominante del colle ispirandosi ai templi greci che dominavano le acropoli. Con un forte effetto scenografico, i tre fronti visibili dalla città si elevano su di un alto basamento a bugnato, e sono aperti da eleganti logge con colonne in stile ionico, che citano appunto i pronai dei templi antichi.

La facciata principale è d’ordine ionico con otto colonne che si elevano su un piano rialzato; nel timpano si può ammirare un basso rilievo in stucco sormontata da un grande timpano ornato da un basso rilievo, l'Olimpo del 1815, opera dello scultore bolognese Giacomo De Maria 1762 - 1838, amico e seguace del Canova, che avrebbe visto ed approvato personalmente il progetto. Soggetto del fregio è una maestosa rappresentazione dell'Olimpo, al cui centro campeggia la figura di Zeus, attorniato dalle altre divinità.

La pianta è a sviluppo longitudinale, dall'ingresso ci si immette in un'ampia loggia colonnata che termina in una sorta di abside semicircolare, anch'essa con quattro colonne addossate alla parete di fondo, la decorazione dell'interno, rimasta incompiuta, è attribuita ai pittori Felice Giani 1758 - 1823 e Andrea Appiani 1754 - 1817. Si conservano sale neoclassiche affrescate da Felice Gianni. Nel retro la Villa ingloba l'ex santuario o rotonda della Madonna del Monte, risalente alla seconda metà del XII secolo, con affreschi, la villa inglobò l'antica rotonda della chiesa di Santa Maria del Monte, che fu adibita a sala da musica o da pranzo, le pareti affrescate con i dodici Apostoli ricoperte da carta da parati con motivi in stile neoclassico.

L'edificio nel 1831 fu venduto per soli 3.600 scudi ad un privato, Giacomo Bertocchi, che avrebbe voluto abbatterlo per ricavarne materiale da costruzione. Si salvò grazie alla presenza della chiesa di Santa Maria del Monte, per la conservazione della quale si formò una Pia Unione dei Devoti della Madonna del Monte che, insieme al Comune, riacquistò la villa per 6.530 scudi, con l'intenzione di recuperarla come edificio di culto.

Nel 1844, al termine dei lavori seguiti dall'architetto Antonio Serra 1783 - 1847, il cardinale Opizzoni ritenne che il frontone pagano fosse inadeguato ad un luogo di culto cristiano, e si oppose alla riapertura della chiesa. Rimasta nuovamente inutilizzata, fu impiegata tra il 1848 ed il 1859 come ospedale dagli austriaci, quindi come magazzino ed infine chiusa. Ceduta al Comune nel 1888, nel 1935 divenne monumento alla vittoria della prima guerra mondiale, e fu affiancata da una casa di riposo per i familiari dei caduti, nel 1937 il Comune ne affidò il restauro all'architetto Guido Zucchini 1882 - 1957.