Villa Revedin

L'auale Seminario Arcivescovile di Bologna è conosciuto dai Bolognesi soprattutto come seminario di Villa Revedin. Questo perché l'edificio del seminario sorge accanto alla Villa Revedin, situata in un grande parco, nelle prime colline a sud della città, poco fuori porta Castiglione e porta San Mamolo.

Può essere utile conoscere, anche solo per sommi capi, le vicende che hanno segnato la storia di Villa Revedin.

Il poggio Belvedere:Anticamente il colle nel quale ora sorge Villa Revedin si chiamava "Poggio Belvedere" per il bel panorama che si può ammirare sulla città.

Scrive Augusto Lipparini: "Il Poggio Belvedere, posto fuori porta San Mamolo di fianco alla Villa Reale detta di San Michele in Bosco, può essere a molti altri preferito non solo perché l'arte accompagnata alla natura porge in quel luogo tutto quanto la mente può concepire l'ideale e poetico, ma anche perché la sua fotografica posizione rappresenta all'intorno un quadro sempre nuovo ed interessante che non si può immaginare né descrivere con parole espressive".

Tutti concordano nel dire che qui anticamente sorgeva una taverna.

Secondo il Calindri "questo luogo, già detto Belvedere, era un'osteria da biscazze il cui fondo apparteneva fino al 1554 alla famiglia Manzoli.

Questo luogo serviva anche da punto di ristoro per i viandanti che da Bologna, attraverso la via di Barbiano, andavano verso il sud attraversando l'Appennino.

Monte Calvario: Dalla metà del 1500 il colle cambiò radicalmente nome e funzione.

Nel 1554, secondo la testimonianza di Lipparini, l'osteria e il bosco attorno furono acquistati per 350 scudi da padre Angelo da Savona, frate cappuccino.

Frate Angelo, insigne predicatore "ebbe tale concorso ai suoi sermoni ed acquistò tanto credito in questa città, che la popolazione, infiammata dalle parole di questo oratore, chiese con viva e replicata insistenza al senato, che a lui venisse accordato un convento perché vi fondasse il suo ordine. Fu infatti assecondato il comune desiderio e per 350 scudi si comprò dalla famiglia dei conti Manzoli uno dei poggi di Barbiano, soprannominato Belgodere o Buongodere". Sembra poi che fosse il senato a donare ai Cappuccini quel luogo Lipparini.

Il 3 maggio 1554 è indicato da varie testimonianze come la data della presa di possesso di questo luogo da parte dei Cappuccini. Ciò avvenne con una solenne processione e grande concorso di popolo. Così questo "luogo da bagordo", con l'assenso del cardinale Giovanni Campeggi, vescovo di Bologna, e del senato, fu convertito in un "sacro ritiro di frati Cappuccini" e prese il nome di Monte Calvario.

Subito iniziarono imponenti lavori per cancellare le tracce della primitiva osteria e per edificarvi una chiesa , la chiesa di San Croce, un convento che ebbe un grande sviluppo, tanto da ospitare fino a ottanta, cento persone tra sacerdoti , frati, laici. Il complesso del convento divenne enorme e comprendeva, oltre al convento, la chiesa, il coro, la sagrestia, la farmacia, i laboratori, la foresteria, le officine e quanto poteva servire per una vita pressoché autosufficiente. Il tutto era poi recintato da un muro di ben 534 metri di perimetro.

Il Monte Calvario , pur in mezzo a varie vicissitudini, ebbe il suo maggior sviluppo nel 1700: era molto frequentato da persone pie, era meta di pellegrinaggi ed aveva anche accumulato un notevole patrimonio artistico.

Il Calindri si sofferma anche a descrivere le ricchezze naturali del parco dove c'era "un orto botanico con molte piante medicinali, esotiche, nostrane, alpine, armene, siriache, asiatiche, affricane ed americane".

Da convento a Villa: Con la soppressione degli ordini religiosi e l'incameramento dei beni ecclesiastici ad opera della dominazione francese, anche questo convento venne soppresso e i frati si trasferirono fuori porta Saragozza presso la chiesa di San Giuseppe.

Nell'aprile del 1811 la Direzione Demaniale del Compartimento del Reno, dopo aver incamerato i beni, vendette il convento all'avvocato Giovanni Maria Regoli, che ne fece regolare acquisto.

Fu questa la prima di una serie di passaggi di proprietà a cui fu soggetto questo complesso edilizio, e in questo periodo subì ristrutturazioni molto profonde.

L'avvocato Regoli non tenne per molto tempo questo possesso, che comunque gli serviva solo come luogo di villeggiatura ed essendogli capitata la circostanza ne costituì un vitalizio con il conte Filippo Bentivoglio.

Il conte Filippo apparteneva ad un ramo dell'illustre famiglia dei Bentivoglio, che tanta parte ebbe nelle vicende politiche di Bologna dal secolo XIV in poi ed era membro del senato Bolognese al tempo della dominazione napoleonica in Bologna.

Filippo Bentivoglio, appena entrato in possesso di questo luogo, iniziò subito intensi e grandi lavori di trasformazione, cosi ché già nel 1828 si poteva leggere nelle "Memorie storiche di tutte le chiese" all'indicazione Monte Calvario: "Attualmente vi esiste un palazzo ed ameno giardino".

In questo palazzo il conte Bentivoglio era solito ospitare il cardinale di Bologna Carlo Oppizzoni a trascorrervi l'estate.

Nel 1849 il cardinale comperò quesa villa e vi fece ulteriori lavori di restauro, sia all'interno che all'esterno tanto che "divenne senza dubbio una delle più belle ville tra quante adornano gli incantevoli colli che fanno corona all'antica Felsina".

Fu ordinata da lui la bella terrazza sul lato nord, dal quale si può ammirare in un vasto orizzonte tutta la città e la pianura sottostante.

A ricordo della residenza e dei lavori eseguiti, si possono leggere due iscrizioni scolpite nel muro all'ingresso della villa: